Le indagini della Polizia di Stato si concentrano su un gruppo di giovani ritenuti vicini agli ambienti criminali di Bagnoli per fare luce sul raid armato avvenuto nella notte del 17 luglio a Fuorigrotta. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il movente dell’episodio e verificare se dietro gli spari esplosi contro un’abitazione si nasconda un messaggio intimidatorio rivolto indirettamente ad Alessandro Giannelli, ex boss oggi collaboratore di giustizia.
Secondo gli accertamenti, uno scooter si sarebbe fermato in via Grotta Vecchia, nei pressi della Galleria Laziale, e uno dei due occupanti avrebbe esploso alcuni colpi di pistola verso una finestra dell’edificio. Sul posto gli agenti hanno recuperato tre bossoli. L’azione non ha provocato feriti né danni rilevanti, ma viene considerata particolarmente significativa per il possibile obiettivo dell’intimidazione.
Nel mirino potrebbe essere finito Dominique Giannelli, nipote dell’ex capo clan. Il giovane è recentemente tornato in semilibertà dopo aver scontato parte della pena per un omicidio commesso quando era minorenne. Durante la detenzione avrebbe mantenuto una condotta regolare, ottenendo permessi premio e, una volta fuori dal carcere, avrebbe iniziato un’attività lavorativa, prendendo le distanze dagli ambienti della criminalità organizzata.
Gli investigatori ritengono tuttavia che il legame di parentela con Alessandro Giannelli possa averlo trasformato in un bersaglio simbolico. L’ex boss, conosciuto con il soprannome di “Schwarz”, ha infatti deciso negli ultimi mesi di collaborare con la giustizia, fornendo dichiarazioni già confluite in diverse inchieste.
Tra le ipotesi al vaglio c’è quella che gli autori del raid appartengano a un gruppo emergente di Bagnoli ritenuto vicino al clan Troncone. Negli ultimi anni questi giovani avrebbero tentato di occupare gli spazi lasciati liberi dopo gli arresti che hanno colpito altri gruppi criminali della zona, entrando in contrasto anche con ciò che resta del clan Giannelli nell’area di Cavalleggeri.
Le indagini proseguono per identificare i responsabili e chiarire con certezza il movente dell’azione intimidatoria.
fonte: fanpage
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