Sequestrata e violentata in una cantina, 22enne: “Mi diceva di fingere di essere morta”

14 Settembre 2026 - 18:12

Sequestrata e violentata in una cantina, 22enne: “Mi diceva di fingere di essere morta”

“Mi diceva di fingere di essere morta”. È il racconto della 22enne che ha denunciato di essere stata sequestrata e violentata in una cantina. Per la vicenda è stato arrestato un 26enne, accusato di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona pluriaggravati.

Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare, i due si erano conosciuti su Instagram e avevano poi continuato a parlare su WhatsApp. La sera del 2 agosto avevano deciso di incontrarsi. Lui le aveva parlato di una “casetta da giardino” dove avrebbero potuto trascorrere qualche ora in tranquillità.

Quando la giovane è arrivata all’appuntamento, però, sarebbe stata accompagnata in una cantina. Il ragazzo le avrebbe preso il cellulare con il pretesto di usarlo come torcia e avrebbe poi bloccato l’ingresso con un vecchio termosifone.

A quel punto, secondo la denuncia, l’avrebbe spogliata e costretta a un rapporto sessuale. La ragazza avrebbe chiesto più volte di fermarsi, mentre il 26enne l’avrebbe colpita con schiaffi e calci.

Durante la violenza, avrebbe anche appoggiato alcune assi di legno sul torace della giovane, ordinandole di fingere di essere morta. Le avrebbe inoltre intimato di non raccontare a nessuno quanto accaduto.

Dopo circa tre ore, intorno alle 00:30, il giovane avrebbe rimosso il termosifone e lasciato uscire la 22enne, arrivando anche ad abbracciarla prima di congedarla.

Il giorno successivo la ragazza ha raccontato tutto a un amico, che l’ha accompagnata in ospedale. Successivamente si è rivolta a un centro antiviolenza e ai carabinieri, presentando denuncia.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri. La gip del Tribunale di Torre Annunziata ha ritenuto il racconto della giovane credibile e coerente, disponendo la custodia cautelare in carcere per il 26enne. Il provvedimento è stato eseguito il 14 settembre dai carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate.

La misura è stata motivata anche con la pericolosità sociale dell’indagato e con il rischio di reiterazione del reato.

fonte: fanpage

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