Un gruppo di pirati informatici si fa chiamare “iamnotavillain”. Nello specifico, la redazione del Financial Times ha contattato direttamente questi hacker. Questa conversazione è avvenuta tramite l’applicazione Telegram. Ora, i criminali informatici hanno rivendicato apertamente una grave intrusione. L’azione ha colpito in pieno la banca digitale britannica Revolut.
In primo luogo, la banda ha violato un sistema istituzionale fondamentale. Infatti, i criminali hanno compromesso la posta elettronica certificata del ministero dell’Interno italiano. Di conseguenza, gli hacker hanno sfruttato questo canale per mesi interi. Hanno ingannato a lungo il personale della banca digitale.
Successivamente, i malintenzionati hanno recitato una parte precisa per condurre l’attacco. Più esattamente, i componenti del gruppo si sono finti veri agenti di polizia. Quindi, i finti poliziotti hanno inviato continue richieste formali a Revolut. Hanno utilizzato l’indirizzo istituzionale compromesso per sembrare del tutto credibili.
Inoltre, il gruppo ha preteso informazioni molto delicate sui clienti. Per esempio, i finti agenti hanno chiesto gli indirizzi di residenza degli utenti. Nello stesso tempo, hanno domandato i loro recapiti telefonici. Infine, hanno sollecitato anche la cronologia completa delle transazioni finanziarie.
Così, i criminali hanno ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti. Senza dubbio, la banca ha risposto a queste richieste ingannevoli. Gli aggressori hanno quindi sottratto una quantità notevole di notizie personali. Pertanto, l’inganno prolungato ha causato un impatto diretto e rilevante sui correntisti coinvolti.
D’altra parte, il gruppo non si è fermato soltanto a queste informazioni bancarie. Infatti, i criminali hanno rilasciato dichiarazioni ancora più ampie al quotidiano britannico. Nello specifico, hanno affermato di possedere un volume enorme di documenti interni. Hanno dichiarato di detenere circa 147 gigabyte di materiali riservati.
In aggiunta, questi archivi riguardano direttamente le forze dell’ordine italiane. Dunque, i file contengono materiale appartenente agli apparati di sicurezza dello Stato. Gli hacker hanno ribadito questa versione durante l’intervista. Hanno quindi confermato la gravità della compromissione dei sistemi ufficiali.
In conclusione, la banda “iamnotavillain” ha spiegato ogni dettaglio della propria incursione al Financial Times. I pirati hanno rivendicato il furto ai danni di Revolut e dei suoi clienti. Al tempo stesso, hanno confermato la violazione iniziale della PEC del ministero dell’Interno. Hanno infine ribadito il possesso stabile dei 147 gigabyte sottratti alle forze dell’ordine.