Parte dal Negrar la rivoluzione in chirurgia del protocollo ERAS: stop al digiuno prima e dopo l’intervento e anestesia green

21 Settembre 2026 - 18:05

L’ospedale veronese è l’unico centro in Italia a dover ottenuto la doppia certificazione, anche per gli interventi al seno e al torace. Il nuovo prestigioso riconoscimento riguarda due ambiti chirurgici che si aggiungono a quello colo-rettale e bariatrico, facendo scendere la degenza media per la chirurgia senologica da 2,9 giorni a 1,9, e le complicanze dal 24% all’11,4%. Azzerate le complicanze severe e le riammissioni in ospedale a 30 giorni dalle dimissioni per la chirurgia toracica.

 

 

 

Verona, lunedì 21 settembre 2026 – Riprendere presto a mangiare, 2 ore dopo l’intervento anziché dopo più di 24 ore, ridurre i gas anestetici inalatori e utilizzare la robotica anche come strumento di sostenibilità, per ridurre sprechi di materiali e numero di dispositivi necessari durante la procedura, accorcia i tempi di degenza e riduce le complicanze integrando qualità clinica, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Risultati clinici che parlano chiaro confermati dai nuovi dati raccolti all’IRCCS di Negrar, primo centro in Italia ad aver ottenuto la doppia certificazione ERAS, con complicanze più che dimezzate e degenza media ridotta di un giorno, per la chirurgia senologica, e l’azzeramento del rientro in ospedale a 30 giorni e delle complicanze severe per la chirurgia toracica. L’ospedale veronese, dopo aver fatto “scuola” come primo centro italiano formatore ERAS per la chirurgia bariatrica e colo-rettale, estende il suo primato di eccellenza a due ulteriori ambiti chirurgici, diretti da Alessandra Invento e Diego Gavezzoli, che rendono l’IRCCS di Negrar punto di riferimento nell’ambito della chirurgia moderna, offrendo ai pazienti cure all’avanguardia oltre che una riduzione dei costi sanitari.

MANGIARE PRIMA PER GUARIRE PIÙ IN FRETTA: LA NUTRIZIONE COME TERAPIA

Il vecchio mito del digiuno prolungato prima e dopo un intervento chirurgico va in pensione. Le più recenti evidenze scientifiche raccolte nel protocollo ERAS dimostrano che riprendere a mangiare 2 ore dopo l’intervento riduce le complicanze, accorcia i tempi di degenza e migliora in modo concreto la qualità del recupero. “Per decenni si è creduto che il tratto digerente dovesse restare a lungo a riposo dopo un intervento in attesa dei classici “primi rumori intestinali”. Una convinzione che va capovolta – dichiara Giacomo Ruffo, direttore della Chirurgia Generale dell’IRCCS di Negrar e presidente del congresso. La ripresa precoce dell’alimentazione stimola la motilità intestinale e contrasta il catabolismo, cioè quel meccanismo con cui l’organismo, se privato di nutrienti, inizia a “smontare” i propri muscoli per procurarsi energia”. 

 

“Pasti piccoli e frequenti, priorità alle fonti proteiche, liquidi separati dai pasti, sostituiscono così il lungo digiuno di un tempo, di più di 24 ore, con un percorso nutrizionale attivo e personalizzato. Il risultato è un dato semplice quanto significativo: un paziente che mangia prima, cammina prima e viene dimesso prima, con benefici anche sui costi sanitari”, aggiunge Elisa Bertocchi, chirurgo generale, referente ERAS dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. A sottolineare il valore fondamentale del protocollo è anche Marco Catarci, Presidente di ERAS Italia – POIS (PeriOperative Italian Society)“Nonostante il protocollo ERAS sia nato oltre venticinque anni fa su solide evidenze scientifiche pensate per rispettare l’omeostasi fisiologica del paziente, stenta ancora ad affermarsi come pratica clinica standard. Applicarlo significa attuare una vera e propria rivoluzione culturale, che richiede di cambiare la mentalità degli operatori sanitari in un momento storico di forte crisi di risorse e di personale. L’intervento chirurgico, per quanto mininvasivo e robotico, altera inevitabilmente l’anatomia e determina una risposta infiammatoria – prosegue Catarci -. Ridurre questa risposta rende il decorso post-operatorio il più liscio e fluido possibile. Inoltre, il protocollo ERAS è assolutamente green: superando il vecchio concetto di digiuno prolungato ed evitando giorni di infusioni endovenose, si torna a mangiare precocemente sfruttando la via naturale”

Da questa consapevolezza nasce “Le ricette per la guarigione ed il benessere”, un volume realizzato in collaborazione con Academia Barilla – il centro di eccellenza gastronomica del Gruppo Barilla, dedicato alla promozione della cultura culinaria italiana – presentato per la prima volta al congresso di Verona.

Ventotto ricette, pensate per le diverse fasi del percorso del paziente, che spiegano cosa mangiare prima dell’intervento per ottimizzare lo stato nutrizionale, come adattare l’alimentazione al tipo di operazione subita, fino ai primi pasti dopo la chirurgia e al ritorno alle abitudini alimentari, una volta a casa. Un modo concreto per tradurre un principio scientifico in piatti reali, utilizzabili e gradevoli per chi affronta un percorso chirurgico”, dichiara Marcello Zaccaria, Executive Chef di Academia Barilla che ha realizzato le ricette.

CURARE MEGLIO, IMPATTARE MENO: LA SOSTENIBILITÀ ENTRA IN SALA OPERATORIA

Ridurre le emissioni di CO2 in chirurgia non significa consumare meno o ridurre genericamente i rifiuti, ma intervenire su ogni componente dell’intero percorso, dalla preparazione preoperatoria alla sala operatoria, dalla degenza al follow-up, dopo la dimissione, senza mai compromettere la qualità delle cure.

L’anestesia entra nella strategia di sostenibilità attraverso la cosiddetta “anestesia green”, con la riduzione dell’uso di gas anestetici inalatori, salvo se necessari per motivi medici, e la limitazione di materiali monouso”, afferma il Dott Nicola Menestrina, anestesista, referente del protocollo ERAS presso l’IRCCS di Negrar

 

“In questo scenario anche la robotica può diventare uno strumento di sostenibilità, perché rendendo più efficiente e mininvasivo l’intero percorso chirurgico, riduce gli sprechi di materiali e il numero di dispositivi necessari durante la procedura”, sottolinea Bertocchi

Ad esempio, l’arrivo del robot da Vinci 5 al Negrar, primo ospedale in Italia a dotarsi di questa tecnologia all’avanguardia e a utilizzarla per eseguire complessi interventi chirurgici, ha abbattuto emissioni e spostamenti grazie anche alla telepresenza che permette a chirurghi situati anche a migliaia di chilometri di collaborare, osservare e condividere expertise senza necessariamente spostarsi. 

Sostenibilità significa anche seguire il paziente fuori dall’ospedale, ma dentro il percorso di cura grazie ai dispositivi indossabili, app mobili e questionari digitali che permettono il monitoraggio a domicilio e l’identificazione precoce di eventuali segnali di rischio, riducendo spostamenti, accessi ospedalieri e consumo di risorse non necessarie. Un’idea di chirurgia rinnovata per rendere i percorsi chirurgici sempre più efficaci, personalizzati e sostenibili”, conclude Ruffo.

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