Sole, vacanze e viaggi non sono automaticamente vietati durante le cure. L’oncologia moderna punta sempre più sulla qualità della vita, aiutando i pazienti a conservare, quando possibile, la propria quotidianità. Michelino De Laurentiis (Pascale): <Nella valigia i giusti farmaci, il calendario delle terapie e qualche regola di buon senso da seguire>.
NAPOLI, 29 luglio 2026
La diagnosi di tumore cambia la vita. Ma spesso, ancora prima della malattia, a cambiare è il modo in cui si immagina di doverla affrontare. Basta che la parola “chemioterapia” coincida con i mesi estivi perché molte persone facciano subito la stessa cosa: cancellino le vacanze, rinuncino al mare, mettano da parte qualsiasi progetto.
È una reazione comprensibile. Ma è davvero necessaria?
La risposta è molto meno scontata di quanto si pensi. Se fino a qualche anno fa il paziente oncologico veniva quasi inevitabilmente associato all’immagine di una persona costretta a interrompere ogni aspetto della propria quotidianità, oggi l’approccio è profondamente cambiato. Le cure restano la priorità, ma la qualità della vita è diventata parte integrante del percorso terapeutico.
Non significa ignorare i limiti imposti dalla malattia o dagli effetti collaterali delle terapie. Significa, piuttosto, evitare rinunce inutili e costruire, insieme ai medici, una normalità possibile.
<L’obiettivo dell’oncologia moderna non è soltanto curare il tumore – spiega Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica dell’Istituto dei tumori di Napoli – è anche consentire ai pazienti di continuare a vivere, per quanto possibile, la propria quotidianità. Ogni situazione è diversa, ma oggi molte attività che un tempo venivano scoraggiate possono essere affrontate con le dovute precauzioni>.
Tra i falsi miti più radicati c’è quello del sole.
<Alcuni farmaci possono rendere la pelle più sensibile ai raggi ultravioletti, aumentando il rischio di scottature e reazioni cutanee – spiega De Laurentiis – Questo non significa doversi chiudere in casa. È però importante evitare le ore più calde, utilizzare creme solari ad alta protezione e proteggere la pelle con cappelli e indumenti adeguati>.
Anche il mare non è automaticamente proibito.
<Se le condizioni cliniche lo consentono, una giornata in spiaggia o un bagno possono essere possibili. Occorre però valutare diversi fattori: il tipo di terapia, le difese immunitarie, l’eventuale presenza di ferite, di dispositivi venosi o di reazioni cutanee. Per questo è fondamentale confrontarsi sempre con il proprio team oncologico>.
Più del sole, spesso, è il caldo a mettere alla prova l’organismo. Le alte temperature possono accentuare la stanchezza, uno degli effetti collaterali più frequenti delle cure, e favorire la disidratazione. Ma anche in questo caso il messaggio non è quello della rinuncia. Piuttosto, imparare ad ascoltare il proprio corpo: scegliere gli orari migliori, concedersi il riposo necessario, mantenere una corretta idratazione e adattare i ritmi della giornata alle proprie energie.
Per molti pazienti, inoltre, il problema non è tanto fisico quanto psicologico.
La paura di esporsi, di mostrare un corpo cambiato dalla malattia, la perdita dei capelli, una cicatrice o un accesso venoso possono indurre a isolarsi molto più delle reali controindicazioni mediche. È una rinuncia silenziosa, che spesso nasce dal timore dello sguardo degli altri.
<Anche questi aspetti fanno parte della cura – osserva De Laurentiis – Oggi sappiamo che preservare le relazioni sociali, mantenere interessi e momenti di benessere contribuisce al percorso terapeutico. Naturalmente senza sottovalutare i rischi, ma evitando che la malattia occupi ogni spazio della vita>.
Lo stesso vale per le vacanze.
<Non sono automaticamente vietate – chiarisce l’oncologo – Possono essere organizzate tenendo conto del calendario delle terapie, della durata degli spostamenti, dei farmaci necessari e della possibilità di ricevere assistenza sanitaria in caso di necessità. Non bisogna rinunciare per principio: bisogna programmare>.
In fondo, è questo il cambiamento più importante dell’oncologia degli ultimi anni. Non considerare il paziente soltanto come destinatario di una terapia, ma come una persona che continua ad avere una famiglia, degli amici, un lavoro, passioni, desideri e anche il diritto a un tramonto sul mare o a qualche giorno di vacanza.
La domanda, allora, non è più se durante la chemioterapia si possa andare in spiaggia. La domanda è quanta vita si possa continuare a vivere mentre ci si cura.
<La risposta – conclude De Laurentiis – oggi, è molto più incoraggiante di quanto si immagini. Perché la terapia passa certamente dai farmaci, ma anche dalla possibilità di conservare ciò che rende una vita degna di essere vissuta: le relazioni, l’autonomia, la quotidianità e, quando è possibile, perfino una giornata d’estate>.