Saleh Al-Jafarawi, giornalista di Gaza, è stato ucciso questa sera a Gaza City mentre documentava gli scontri tra le fazioni rivali di Hamas e le forze di sicurezza interne. La sua morte segna una tragica continuazione della violenza che da anni affligge la Striscia, dove la speranza di pace sembra sfuggire di mano. Al-Jafarawi, 27 anni, aveva recentemente celebrato il cessate il fuoco con gioia, esprimendo la speranza che la sua gente potesse finalmente trovare un po’ di tranquillità dopo anni di sofferenze. Ma due giorni dopo quella celebrazione, il suo sogno di pace è stato brutalmente spezzato.
Il giornalista è stato ucciso da milizie locali sostenute e finanziate da Israele, secondo le testimonianze di fonti locali. Le milizie rivali di Hamas, con il sostegno esterno, hanno scatenato violenti scontri a Gaza City, dove Al-Jafarawi stava cercando di raccontare gli eventi in corso. In un momento di relativa calma, dopo il ritiro delle forze israeliane, è iniziata un’operazione di “pulizia” interna tra le fazioni palestinesi, con arresti e giustizie sommari contro coloro che sono considerati “traditori” o collaboratori con Israele.
Questa guerra non si combatte solo sul campo, ma anche nella realtà di chi, come Al-Jafarawi, ha cercato di raccontare la verità. Il suo omicidio porta il numero di giornalisti uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023 a 255, secondo Al Jazeera. Un altro nome che si aggiunge a una lista dolorosa di vittime innocenti, che non solo hanno perso la vita ma che hanno cercato di rendere visibile al mondo l’orrore che ogni giorno si consuma in quella terra.
Il video che lo ritrae, pochi giorni fa, insieme ad Anas al-Sharif — altro simbolo del giornalismo ucciso durante il conflitto — è diventato un triste simbolo della lotta per la verità in una zona segnata dalla censura e dalla violenza. Oggi li immaginiamo riuniti di nuovo, uniti nel silenzio eterno, mentre il mondo continua a girare senza ascoltare il grido di chi cerca di raccontare la sofferenza di Gaza.
fonte: fanpage