Maradona, tra religione e karma

3 Dicembre 2020 - 11:15

Maradona, tra religione e karma

Pensare che si possa scindere l’aspetto privato da quello pubblico nel racconto di Maradona è vicino all’utopistico. Perché la faccenda umana di Diego ha assunto una tale rilevanza da diventare esse stessa pubblica.

Ma di converso non ha depotenziato il Mito, bensì lo ha rafforzato, lo ha alimentato, lo ha elevato a spessore assoluto. Come Gorgone che ha assommato a sé tre teste in un corpo unico, eppur maestoso.

E’ improponibile fare paragoni tra Maradona e altri campioni celebrati dagli osanna popolari. Non già per istituire una esecrabile gerarchia della bellezza, ma per semplice sinossi dell’epopea.

Maradona è stato il capitano dell’Argentina più mediocre della storia. Non perché lo abbia scelto, semplicemente perché gli è capitato. E, nonostante questo, ci ha vinto il Mondiale più esaltante di sempre.

Maradona era nel feudo dorato di Barcellona, eppure con furia si è liberato delle catene di una Torre d’Avorio per rispondere al richiamo esoterico di Napoli. E’ come lasciare una gioielleria per prendere in gestione un mercatino rionale.

In cui da oltre mezzo Secolo si sbarca a stento il lunario. Per renderlo un Atelier di allure internazionale. Impossibile, di fronte a tanta rivoluzione, non pensare ad un anelito di sovrannaturale.

Nel riverbero mistico che esprima eternamente l’evidenza di un Uomo destinato a vincere da solo. Maradona è stato il campione più geniale nello sport più popolare. Ed è stato di tutti. Questa è la misura dell’inarrivabile pregnanza ecumenica.

Diego vive impettito nel quadro più prezioso di un Museo contemporaneo e allo stesso tempo si agita furioso in una immagine sdrucita attaccata al muro nel rifugio di un clochard.

E’ persino inadempiente definirlo trasversale. Bisognerebbe trovare una figura geometrica, algoritmica, ed euclidea più efficace per rendere a pieno la potenza d’impatto sul Pianeta. Maradona non è Leggenda del calcio, non è Leggenda dello Sport.

E’ Leggenda e basta. Anche per i più pervicaci assertori dell’esclusività terrena. Un trapasso naturale da immanenza a mitologia, accompagnato non già da volontà divina ma da esortazione umana.

Perché Diego ha tramutato l’adorazione fideistica in rivelazione empirica. Ha conferito connotati tangibili al “chiedi e ti sarà dato”. Sublimando la fede in certezza e la speranza in felicità.

Esattamente il compito che dovrebbe assolvere una Religione. Da quando l’uomo ha compreso che per cambiare la realtà bisogna aggrapparsi alla grazia di una Divinità.

Bruno Marra