Eni fissa un tetto ai prezzi dei carburanti: diesel a massimo 2,19 €/l e benzina a 1,99 €/l per 30 giorni

25 Settembre 2026 - 19:15

Eni fissa un tetto ai prezzi dei carburanti: diesel a massimo 2,19 €/l e benzina a 1,99 €/l per 30 giorni

A partire da lunedì 28 settembre, Eni introdurrà un price cap sulla propria rete di distributori: il gasolio sarà venduto a un prezzo massimo di 2,19 euro al litro e la benzina a 1,99 euro al litro. La misura calmieratrice avrà una durata iniziale di 30 giorni, con possibile proroga fino a fine anno in base alle dinamiche degli approvvigionamenti e del mercato.

L’intervento del gruppo energetico — partecipato dal MEF e da CDP — precede la riduzione dello sconto fiscale varato dal governo Meloni, che vedrà il taglio di accise e IVA sul diesel dimezzarsi da 12,2 a 6,1 centesimi al litro. In caso di successivi incrementi delle aliquote fiscali dopo il 5 ottobre, il tetto verrà adeguato al rialzo.

I massimali stabiliti determinano un netto distacco rispetto alle attuali quotazioni rilevate dall’Osservatorio del Mimit:

 Gasolio: media self-service a 2,338 €/l sulla rete ordinaria e a 2,421 €/l in autostrada;

 Benzina: media self-service a 2,154 €/l sulla rete ordinaria e a 2,247 €/l in autostrada.

Reazioni politiche e delle associazioni dei consumatori

L’iniziativa, presentata da Eni come un “contributo di solidarietà”, sostituisce di fatto il dibattito sulla tassazione straordinaria degli extraprofitti energetici.

 Maggioranza: Palazzo Chigi ha ringraziato la società per l’attenzione verso le famiglie in un contesto internazionale critico. Antonio Tajani (Forza Italia) ha elogiato il modello di collaborazione pubblico-privato, ribadendo la netta contrarietà azzurra a misure dirigiste o prelievi fiscali straordinari sulle imprese.

 Opposizioni e sindacati: Francesco Boccia (Pd) ha contestato l’atteggiamento dell’esecutivo, sostenendo che lo Stato dovrebbe guidare le partecipate con strategie strutturali anziché ringraziarle come benefattori privati. Angelo Bonelli (Avs) ha attaccato i 2,8 miliardi di spesa pubblica impiegati nei tagli fiscali provvisori, chiedendo l’introduzione di un tetto per legge ai prezzi e la tassazione dei profitti dell’energia. Linea condivisa dal leader della Cgil Maurizio Landini, che reclama il prelievo degli extraprofitti e un abbattimento strutturale delle accise.

 Associazioni dei consumatori: L’Unione Nazionale Consumatori e il Codacons hanno espresso parere favorevole, calcolando un risparmio stimato fino a 10,4 euro per un pieno di diesel e 11,2 euro per la benzina rispetto ai rincari attesi.

Tensioni sull’offerta e tavolo di crisi sulle raffinerie

La fiammata dei listini sconta la carenza globale di capacità di raffinazione — accentuata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz per la crisi in Iran, dagli attacchi ucraini agli impianti russi e dalla dismissione di una trentina di raffinerie europee negli ultimi 15 anni. A ciò si aggiunge l’allarme sollevato da Federpetroli in merito a possibili restrizioni sull’export di diesel da parte degli Stati Uniti, scenario che secondo il presidente Michele Marsiglia rischierebbe di scatenare una crisi energetica continentale senza precedenti, con il greggio proiettato tra 120 e 140 dollari al barile.

Per fronteggiare le criticità della filiera interna, i ministeri delle Imprese e della Sicurezza Energetica hanno convocato per l’8 ottobre un vertice con i principali operatori della raffinazione (tra cui Eni, Saras, Sonatrach, Socar-Ip, Iplom, Kpi, Alma Petroli e Ludoil/Isab) per verificare la fattibilità di un incremento produttivo negli impianti italiani, attualmente operativi a circa il 77% della loro capacità nominale.

Fonte: ilfattoquotidiano

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