Sviene per un malore e il padre la crede morta: 15enne si risveglia nella bara durante il funerale

15 Ottobre 2026 - 8:32

Sviene per un malore e il padre la crede morta: 15enne si risveglia nella bara durante il funerale

In un piccolo e quieto villaggio nel cuore del Guatemala, una storia dal sapore quasi surreale ha sconvolto una comunità intera, facendo in poche ore il giro del mondo. Al centro di questo incredibile episodio c’è

Yuleidy Ixcotoyac, una ragazza di soli 15 anni che è finita al centro di un tragico malinteso familiare: creduta morta dopo un improvviso svenimento, si è risvegliata all’interno della propria bara proprio

mentre amici e parenti stavano celebrando le sue esequie. L’intera sequenza degli eventi, ripresa dai telefoni cellulari dei presenti e diventata in breve tempo virale sulle principali piattaforme social, racconta

una vicenda fatta di disperazione improvvisa, tradizioni rurali, fatalismo e, soprattutto, un clamoroso vuoto nei controlli medici preliminari. Tutto ha inizio in una giornata apparentemente come tante

nel villaggio di El Jocote, una piccola località rurale del Guatemala dove la vita scorre a ritmi lenti e i servizi essenziali non sempre sono a portata di mano. Yuleidy comincia a sentirsi male all’improvviso, accusando un

forte malessere generale. Di fronte al peggioramento delle sue condizioni, la famiglia decide di trasportarla d’urgenza verso il centro medico più vicino per farla esaminare dai dottori. Durante la corsa

disperata verso la struttura sanitaria, la situazione precipita: la quindicenne perde improvvisamente conoscenza e crolla a terra, smettendo di rispondere ai richiami disperati dei genitori. A quel punto entra in

gioco il padre della ragazza, Abraham Ixcotoyac, una figura molto conosciuta e rispettata all’interno della comunità locale in quanto pastore di una chiesa evangelica del posto. Sopraffatto dal panico e dal dolore

di vedere la figlia del tutto immobile, l’uomo cerca affannosamente i segnali vitali della giovane: le sfiora il collo, le stringe i polsi, accosta l’orecchio al suo petto nel tentativo di avvertire anche solo un debole palpito

o il suono di un respiro. Nulla. Abraham non percepisce alcun battito né movimento del torace. Sopraffatto da una certezza tanto immediata quanto devastante, si convince che il cuore della sua bambina abbia smesso

di battere per sempre lungo il tragitto. In contesti urbani o strutturati, il protocollo di fronte a una tragedia del genere impone passaggi ben precisi: la chiamata ai soccorsi, il trasporto in ospedale, le manovre di

rianimazione e, infine, la constatazione ufficiale del decesso da parte di un medico legale con il conseguente rilascio del certificato di morte. Nel contesto rurale di El Jocote, tuttavia, le cose sono andate in

maniera drammaticamente diversa. Guidato da un mix di disperazione, convinzione personale e dal ruolo spirituale che ricopre nella comunità, il padre della ragazza ha preso in mano la situazione senza attendere

che un professionista della salute visitasse la giovane. Nessun dottore ha mai auscultato il petto di Yuleidy, nessun parametro vitale è stato misurato con strumenti medici e nessun documento ufficiale è stato redatto

per attestarne la scomparsa. La macchina organizzativa del lutto si è messa in moto nel giro di pochissime ore. Con il cuore spezzato ma convinto di dover dare una rapida e dignitosissima sepoltura alla

ragazza, Abraham ha acquistato il feretro e allestito la veglia funebre, convocando parenti, vicini di casa e i fedeli della sua congregazione per dare l’ultimo e doloroso saluto alla quindicenne. Fonte Tgcom24.