Intervenendo al Quirinale per la consegna delle Stelle al merito del lavoro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un forte monito sul futuro dell’occupazione e sul rapporto tra persone e nuove tecnologie.
Il lavoro, ha ricordato il Capo dello Stato, non è un semplice costo da tagliare per inseguire la competitività, ma il vero “luogo simbolo della dignità della persona” e un fondamentale veicolo di democrazia e coesione sociale. Proprio per questo bisogna difendere il primato umano contro le derive delle tecnocrazie e del profitto a tutti i costi.
Guardando all’avanzata dell’intelligenza artificiale e all’arrivo dei robot umanoidi, Mattarella ha ironizzato con una battuta – accolta dagli applausi – sul rischio di veder sostituita un giorno questa stessa cerimonia con un concorso per “l’umanoide più solerte”. Al di là della provocazione, il messaggio è chiaro: le tecnologie non vanno demonizzate con un ritorno al neo-luddismo, ma vanno governate con responsabilità. Le regole del loro impatto sociale devono rimanere saldamente in mano alle persone e alle comunità, affinché le macchine potenzino le nostre capacità e la sicurezza sul lavoro, senza trasformarsi in strumenti di nuovo asservimento tramite un uso distorto dei logaritmi.
Il Presidente ha poi messo in guardia dall’idea di una “fine del lavoro”, una visione che rischia di impoverire la libertà e di spingere la società verso un modello profondamente diseguale, diviso «tra pochi ricchi Epulone e tanti Lazzaro». Infine, un richiamo all’Europa affinché difenda il proprio modello sociale, rifiutando la logica secondo cui la riduzione degli stipendi e la sostituzione della forza lavoro siano l’unica strada per competere nel mondo.
Fonte: Agi