Le pensioni infiammano già la discussione sulla prossima legge di bilancio. I partiti scaldano infatti i motori per presentare le loro ricette. L’uscita anticipata dal lavoro tiene banco nel dibattito politico. Questa manovra rappresenta del resto l’ultima prova identitaria per la maggioranza prima del voto. Sia i sindacati sia i partiti controllano quindi ogni singola mossa con grandissima attenzione.
Intanto Forza Italia porta avanti lo storico progetto di Berlusconi e spinge per l’aumento delle pensioni minime. Al contrario la Lega punta forte sull’anticipo pensionistico a 64 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno. Questa misura coinvolge i lavoratori del sistema misto con carriera iniziata prima del 1996. Il partito di Matteo Salvini vuole inoltre bloccare l’aumento di un mese per la vecchiaia previsto a gennaio a 67 anni e un mese.
Tuttavia nessuno conosce ancora la platea reale e i dettagli definitivi del piano leghista. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha lanciato per primo l’annuncio a Rimini. La Lega chiarirà probabilmente le sue intenzioni durante la riunione pre-Pontida a Roma alle Officine Farneto. Pertanto l’incontro romano offrirà presto chiarimenti attesi sulla nuova linea previdenziale.
Subito dopo la Cgil stronca duramente la proposta del Carroccio. Il sindacato ribadisce infatti la sua storica opposizione alla formula a 64 anni con ricalcolo interamente contributivo. Nella newsletter Collettiva compaiono le prime simulazioni sui lavoratori. I numeri evidenziano quindi tagli pesanti sul futuro trattamento economico.
Nello specifico un lavoratore con 40 anni di contributi e 35 mila euro di stipendio ottiene oggi circa 1.726 euro con il sistema misto. Con il ricalcolo contributivo l’assegno scende invece a 1.543 euro. Il pensionato perde così oltre 182 euro ogni mese con una riduzione secca del 10,6%. Inoltre con 50 mila euro di retribuzione il taglio sale a 261 euro mensili, mentre con 70 mila euro la perdita supera i 365 euro al mese.
In secondo luogo la Cgil boccia l’ipotesi di usare il Tfr per consentire l’uscita anticipata. Il sindacato definisce questa vecchia idea sbagliata e addirittura folle alla prova dei conti. Secondo l’organizzazione tale misura non amplia la vera flessibilità previdenziale. Di conseguenza il meccanismo scarica l’intero costo dell’anticipo sui lavoratori costretti ad accettare assegni ridotti per tutta la vita e a sacrificare la propria liquidazione.
Anche le opposizioni attaccano duramente la linea leghista. In particolare la senatrice e vicepresidente del Senato Mariolina Castellone del M5S boccia senza appello la proposta di Durigon e della Lega sull’uso del trattamento di fine rapporto. L’esponente parlamentare ricorda infatti la forte pressione che già grava su pensioni e salari.
Infine mancano ancora cifre precise sulle coperture e sulle modalità dell’uscita volontaria a 64 anni. A Rimini il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha commentato le parole di Durigon con molta prudenza. L’istituto previdenziale rispetta infatti pienamente le future indicazioni del Parlamento. L’Inps attuerà quindi a regola d’arte ogni ordine che il legislatore deciderà di approvare.
Fonte: ANSA