Salute

Influenza suina, torna l’incubo in Italia: già 8 casi registrati. Ecco i sintomi

di  Redazione  -  17 Luglio 2019

Torna a farsi sentire la famigerata influenza suina. Nel corso del 2019 sono già 8 i casi gravi registrati nella sola provincia di Lodi del cosiddetto virus AH1N1. Il virus, che come indica il nome si trasmette dai maiali all’uomo, viene tristemente ricordato per la pandemia avvenuta nel periodo 2009-2010 e che in Italia causò oltre 4 milioni di contagi e 229 vittime accertate.

Il quotidiano lodigiano Il Cittadino riporta a titolo esemplificativo il caso di uomo nato nel 1961 ricoverato in questi giorni presso l’ospedale di Codogno. Il sessantenne presentava gravi condizioni respiratorie già dallo scorso febbraio, quando era giunto nel pronto soccorso di Lodi. Tra i principali sintomi che l’influenza suina può comportare sono infatti presenti gravi insufficienze respiratorie, che in alcuni casi estremi possono portare al decesso.

Fortunatamente, come riporta in seguito la testata, gli ospedali del lodigiano sono attrezzati nel risolvere questo tipo di emergenze.

Gli operatori sanitari possono infatti in breve tempo soccorrere pazienti affetti da gravi patologie all’apparato respiratorio grazie alla tecnica della cosiddetta ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo). L’Ecmo consiste nel far circolare il sangue passando all’esterno del corpo tramite un polmone artificiale, in modo da eliminare l’anidride carbonica ed immettere l’ossigeno necessario.

Intervistato in merito al caso di influenza suina, il responsabile del dipartimento di emergenza dell’ospedale di Codogno Enrico Storti ha illustrato le modalità di intervento in caso di insufficienza respiratoria grave. Storti afferma: “[I casi di insufficienza respiratoria grave ndr] vanno ricoverati in terapia intensiva. Quando la ventilazione convenzionale non basta si valuta la procedura Ecmo. Si pratica un accesso vascolare venoso, si collega una pompa e il sangue viene ossigenato direttamente, mettendo così a riposo il polmone danneggiato. L’Asst di Lodi è un nodo di accesso alle reti e le reti dialogano in maniera biunivoca: noi mandiamo i malati e poi li riprendiamo per completare la terapia, riportarli nel loro ambiente e liberare posti letto per far sì che la rete rimanga efficiente”.

fonte: Notizie.it