È salito ad almeno 389 morti e oltre 1.300 dispersi il bilancio della catastrofica frana che ha colpito alcune vallate tra il Nepal e la regione cinese del Tibet. Una tragedia di proporzioni enormi, che ha travolto villaggi, strade, ponti e infrastrutture, lasciando dietro di sé una distesa di fango e detriti. Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono senza sosta, anche se con il passare delle ore diminuiscono le speranze di trovare persone ancora vive.
La polizia nepalese ha inoltre comunicato che i feriti sono almeno 466. Secondo le autorità, il disastro sarebbe stato provocato dall’improvviso collasso di un ghiacciaio, che avrebbe generato una devastante massa d’acqua, fango e detriti riversatasi a valle.
Diffusi dalle autorità dei due Paesi delineano una situazione drammatica. In Nepal risultano disperse almeno 826 persone, tra cui circa 600 stranieri. Tra questi figurano 177 cittadini indiani, 63 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici e 25 canadesi.
Sul versante cinese, in Tibet, gli scomparsi sarebbero invece almeno 558, tra cui circa 260 cittadini stranieri. I corpi recuperati sono al momento 359, ma il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore.
La zona colpita era una destinazione molto frequentata da escursionisti e pellegrini, molti dei quali sarebbero stati sorpresi dalla violenza dell’ondata di acqua e fango.
La Farnesina ha fatto sapere che restano tre casi specifici di italiani ancora irreperibili. Tra loro c’è Marco Ratto, che stava uscendo dal Nepal diretto verso il Tibet. L’agenzia di viaggi cinese incaricata del gruppo ha riferito di aver perso i contatti al valico, circostanza confermata anche dall’agenzia nepalese alla famiglia.
Gli altri due dispersi sono una coppia italo-svizzera che viaggiava dal Tibet verso il Nepal. Non sono ancora disponibili i riferimenti dell’agenzia di viaggio e non è stato possibile confermare che i due abbiano effettivamente attraversato il valico.
La Farnesina ha precisato che i dati forniti dalle autorità nepalesi, raccolti attraverso i tour operator, potrebbero essere imprecisi e non comprendere tutte le persone che non hanno ancora effettuato l’attraversamento.
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