Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha autorizzato il percorso di ricongiungimento tra i coniugi Catherine Birmingham e Nathan Trevallion e i loro tre figli (una bambina di 8 anni e due gemelli di 7). La decisione non segna tuttavia un ritorno a casa immediato per la cosiddetta “famiglia nel bosco”, ma stabilisce un iter graduale, vincolato a precise condizioni e costantemente monitorato dai servizi sociali.
L’avvocato della coppia, Simone Pillon, aveva depositato lo scorso giugno una dettagliata memoria difensiva di 99 pagine chiedendo la revoca immediata del collocamento in struttura comunitaria. I magistrati hanno invece optato per una transizione progressiva.
Le condizioni del Tribunale: scuola pubblica e visite graduali
Il nodo centrale del provvedimento riguarda la sfera educativa e di socializzazione dei minori:
Iscrizione alla scuola pubblica: Per completare l’iter di rientro, i genitori dovranno iscrivere i tre bambini a una scuola statale del territorio, superando la scelta esclusiva dell’istruzione parentale (homeschooling) che la famiglia aveva sempre difeso.
Monitoraggio dei servizi sociali: L’evoluzione delle relazioni familiari rimarrà sotto l’attenta supervisione del personale socio-sanitario, che valuterà la capacità di adeguamento della coppia.
Incontri nella natura: Il calendario stilato dal Tribunale consentirà ai figli di incontrare progressivamente i genitori anche nel casolare originario, riprendendo il contatto con gli animali e con l’ambiente naturale in cui sono cresciuti.
La reazione dei consulenti: “Luce per due genitori stremati”
Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente tecnico di parte della famiglia insieme alla psicologa Martina Aiello, ha commentato l’ordinanza a Fanpage.it:
“Con la decisione del Tribunale la famiglia resta ancora nel tunnel, ma finalmente intravede una luce a cui due genitori, ormai sull’orlo del collasso emotivo, si aggrappano con forza. Il rientro a tappe è l’unica strada percorribile. Rimango dell’idea che l’intera vicenda sia stata sproporzionata nei confronti di genitori che non sono mai stati abusanti o delinquenti, e il ricorso alla casa famiglia ha rappresentato una pagina triste.”
I precedenti: dal casolare di Palmoli alla casa famiglia
La vicenda della coppia anglo-australiana ha inizio nel 2021 a Palmoli (Chieti), dove i due avevano scelto di vivere in un casolare di due ettari immerso nei boschi, privo però di corrente elettrica, allaccio idrico e servizi igienici standard.
Nel novembre 2025 il Tribunale minorile dell’Aquila aveva disposto la sospensione della responsabilità genitoriale per inadeguatezza delle condizioni igienico-strutturali, trasferendo i piccoli in una struttura di accoglienza a Vasto. In seguito la coppia ha iniziato la costruzione a proprie spese di una nuova abitazione a norma e ha avviato una fase di progressiva distensione con i servizi sociali locali.
Fonte: Fanpage.it