Donald Trump agita i cristiani e i repubblicani d’America. Ora a preoccupare è il tycoon, apparso di recente sempre più senza freni. La Casa Bianca difende a spada tratta il “genio stabile” del presidente,
così come Trump si è più volte definito. “È energico e accessibile al pubblico in contrasto rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi anni”, ha detto il portavoce Davis Ingle, senza però riuscire a
convincere. I democratici da tempo evocano il 25mo emendamento per rimuoverlo, e il coro si è fatto ancora più forte dopo la dura presa di posizione contro il primo Papa americano, accompagnata da una foto di
Trump-messia poi rimossa dal suo account social su Truth dopo le accuse di “blasfemia”. Lo stupore è elevato anche fra i cattolici d’America, che hanno contribuito in modo decisivo a far tornare Trump alla
Casa Bianca. “Siamo sconcertati. Dopo che i cattolici lo hanno aiutato, sta mancando di rispetto alla nostra fede”, ha detto con il Wall Street Journal John Yep, il numero uno di Catholics for Catholics, associazione che
ha organizzato vari eventi di fede a Mar-a-Lago e mantiene stretti rapporti con l’amministrazione. Una condanna pesante che appare mettere sempre più a rischio le elezioni di metà mandato per i repubblicani,
per i quali il voto è più di una corsa a ostacoli fra la guerra in Iran, il carovita e ora il colpo ai cattolici con l’attacco al Papa. “È un lunatico genocida”, ha detto la sua ex fedelissima Candace Owens. “Buona fortuna
a Trump e ai repubblicani senza il voto dei cattolici, dei musulmani, degli elettori no-war, e di chiunque voleva i file di Epstein e guarda Tucker Carlson, Alex Jones e Megyn Kelly. Ma almeno sono popolari in Israele”,
ha tuonato Nicholas Fuentes, l’estremista di destra che aveva appoggiato il presidente, elencando tutte le categorie di elettori che l’amministrazione e il partito conservatore si sono alienati. Ma non è solo l’opposizione
a notare il declino mentale del presidente. Timori stanno infatti emergendo anche fra ex generali ed ex diplomatici, e fra i funzionari che hanno lavorato gomito a gomito con lui nel suo primo mandato.
Ora si alimenta il dibattito sull’equilibrio psichico di Donald Trump, sulla possibilità che sia “furbo come una volpe” oppure “soltanto pazzo”. Non è la prima volta che la salute mentale di un presidente finisce al
microscopio. Qualche anno fa era accaduto a Joe Biden dopo il disastroso dibattito proprio contro Trump. Prima ancora Abraham Lincoln aveva sofferto di depressione e Ronald Reagan, nel finire della sua presidenza, sembrava accusare le difficoltà del principio di Alzheimer ammesso anni dopo.Fonte Tgcom24.