Coronavirus in Germania, enorme focolaio con quasi 1600 positivi. L’allarme della Merkel

23 Giugno 2020 - 9:53

Coronavirus in Germania, enorme focolaio con quasi 1600 positivi. L’allarme della Merkel

Coronavirus in Germania, enorme focolaio con quasi 1600 positivi. L’allarme della Merkel

Il più grande mattatoio d’Europa ingoiava ogni giorno ventimila maiali vivi, per risputarli nel giro di 24 ore sotto forma di cotolette, macinato, duemila tonnellate quotidiane in tagli vari destinati al mercato di tutto il mondo, dalla Germania, all’Italia (per i prosciutti) a Hong Kong (le zampe). L’immensa fabbrica di carne della Tönnies, a Rheda-Wiedenbrück nel Nord Reno-Vestfalia è ferma dopo essere diventata il nuovo epicentro dell’epidemia di Covid-19 in Germania: 1.533 contagiati (ma si attendono gli esiti di altri test), settemila tra lavoratori e familiari in quarantena, infezioni in crescita nelle zone circostanti, dove molti operai — immigrati dall’Est Europa — vivono in case dormitorio.

Ieri il presidente cristianodemocratico del circondario di Gütersloh, Sven-Georg Adenauer, ha detto per la prima volta che un nuovo lockdown, almeno a livello regionale, è possibile. «Bisogna fare tutto ciò che è in nostro potere per contenere questo focolaio», ha detto la cancelliera Angela Merkel tramite il suo portavoce Steffen Seibert. Il ministro federale del Lavoro Hubertus Heil ha dichiarato che l’azienda potrebbe essere ritenuta responsabile dei danni causati dai contagi e ha annunciato che dall’anno prossimo sarà impossibile esternalizzare a lavoratori i interinali la macellazione industriale: «Dobbiamo finirla con questi rischi per la salute e lo sfruttamento delle persone».

Sotto accusa è finito il modello di lavorazione della carne a basso costo che sostiene i consumi tedeschi (40 chili all’anno a testa solo per quella di maiale). Il mattatoio di Rheda-Wiedenbrück ne è la sua massima espressione: ipermeccanizzato, capace di «processare» ventimila animali al giorno, organizzato per processi industriali automatizzati. Paratie meccaniche raggruppano i maiali all’arrivo, li fanno «riposare» per tre ore perché lo stress e la paura del trasporto non alterino il sapore della loro carne, li spingono a gruppi, verso altre macchine, dove vengono prima anestetizzati e poi macellati.

Da lì, scivolano attaccati ai ganci fino alle attrezzature che li «sanificano» attraverso lavaggi e forni ad altissima temperatura, li privano della cotenna, delle interiora e li tagliano a metà.
La maggior parte dei contagi sarebbe avvenuta non qui, ma tra gli operai che lavorano ai «tagli»: nastri trasportatori a lento scorrimento in cui gruppi di 34 addetti si affollano in file serrate, ricoperti da tute bianche, guanti e mascherine (anche prima dell’epidemia) e lavorano fianco a fianco, fronte a fronte, a una temperatura di 12 gradi — che si ipotizza congeniale alla diffusione del virus — per sezionare le carcasse in parti più piccole.

Gli addetti della Tönnies a Rheda-Wiedenbrück fanno a pezzi mille animali all’ora, centomila a settimana. A mezzanotte tutte le aree della «fabbrica» vengono lavate con schiume disinfettanti per quattro ore, poi si ricomincia. Un ciclo continuo che nutre la fame di carne, non solo tedesca.

Non è ancora chiaro se i contagi siano venuti nelle linee di produzione (della cui igiene la Tönnies si è sempre vantata) o nei luoghi di socializzazione degli addetti. Come la mensa: nei giorni scorsi è circolato un video in cui gli operai in tuta bianca mangiavano assiepati ai tavoli.

Secondo i media tedeschi sarebbe di aprile, secondo l’azienda (che ha cambiato versione) di fine marzo, quando ancora era consentito. E poi ci sono i dormitori: la maggior parte degli operai sono polacchi e ancora più spesso romeni, dormono in appartamenti procurati dai datori di lavoro in cui è impossibile stare a distanza, due letti nelle stanze più piccole, tre o quattro nelle altre, pagati 2-300 euro l’uno.

Soprattutto, i datori di lavoro nell’industria della carne tedesca non sono le fabbriche-mattatoio, ma ditte in subappalto, per lo più straniere. È il segreto per mantenere bassi i prezzi: la macellazione e il sezionamento vengono commissionati all’impresa esterna, di solito dell’Est, che fa fare il lavoro ai propri dipendenti, ma all’interno degli stabilimenti del cliente.

Un modello che adesso il governo ha deciso di vietare: dal primo gennaio sarà illegale. «L’epidemia di coronavirus ha funzionato da lente di ingrandimento» ha detto il ministro del lavoro Heil. «Ci fa vedere molto chiaramente cose che già prima erano sbagliate».
Fonte: Corriere.it