Chat sessista tra dipendenti del trasporto pubblico, un indagato e cinque perquisizioni

16 Giugno 2026 - 18:51

Chat sessista tra dipendenti del trasporto pubblico, un indagato e cinque perquisizioni

Proseguono le indagini sulla chat utilizzata da alcuni dipendenti del trasporto pubblico nella quale sarebbero state condivise immagini di donne riprese dai sistemi di videosorveglianza presenti a bordo dei mezzi, accompagnate da commenti sessisti e offensivi. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati una persona con l’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico e ha disposto cinque perquisizioni.

L’uomo finito sotto indagine sarebbe lo stesso dipendente notato da una passeggera mentre consultava sul proprio cellulare una conversazione di gruppo contenente fotografie di donne e ragazze riprese durante i viaggi su autobus e tram. Contestualmente alle perquisizioni, gli investigatori hanno sequestrato telefoni cellulari e altro materiale informatico per accertare la provenienza delle immagini condivise.

L’obiettivo degli accertamenti è chiarire in che modo siano state ottenute le fotografie. Gli inquirenti stanno verificando se le immagini siano state ricavate fotografando direttamente i monitor che mostrano i filmati delle telecamere di bordo oppure se qualcuno abbia avuto accesso, in modo illecito, ai sistemi centrali che raccolgono e conservano i video di sicurezza. Quest’ultima ipotesi potrebbe rafforzare l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico.

Le indagini mirano inoltre a ricostruire il numero effettivo dei partecipanti alla chat e il periodo di attività del gruppo. Non si esclude che possano emergere ulteriori responsabilità e che altri soggetti vengano iscritti nel registro degli indagati.

La vicenda è emersa dopo la segnalazione di una giovane passeggera che ha raccontato di aver visto sul telefono di un dipendente numerose immagini di donne riprese sui mezzi pubblici, spesso accompagnate da commenti volgari e allusioni sessiste. Dopo la denuncia pubblica del caso, l’azienda di trasporto ha avviato verifiche interne, presentato una denuncia alle autorità competenti e trasmesso un esposto al Garante per la protezione dei dati personali per fare piena luce sull’accaduto.

fonte fanpage

credito foto fanpage

  •