La Procura di Pavia ha chiuso ufficialmente la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Gli inquirenti ipotizzano ora una ricostruzione dei fatti completamente diversa. Questa versione contrasta con la sentenza definitiva contro Alberto Stasi. Attualmente l’uomo sta finendo di scontare una pena di sedici anni di carcere. Tuttavia, i magistrati hanno notificato l’avviso di conclusione indagini ad Andrea Sempio. Egli era un amico di vecchia data di Marco Poggi, fratello della vittima.
Secondo i pubblici ministeri, Sempio avrebbe ucciso Chiara il 13 agosto 2007. L’assassinio sarebbe avvenuto in una finestra temporale tra le 9.12 e le 12.30. Il sospettato avrebbe agito con estremo odio e palese crudeltà contro la ragazza. Inoltre, gli investigatori individuano un movente preciso nel rifiuto della giovane. Chiara avrebbe respinto Sempio e questo avrebbe scatenato la violenza. Quindi, per la Procura, il colpevole non sarebbe Stasi ma il nuovo indagato.
Le prove si concentrano su diversi elementi tecnici e documentali molto rilevanti. Si parla nuovamente della traccia numero 33 e di uno scontrino ritenuto falso. Inoltre, la relazione della dottoressa Cattaneo indica due precise fasce orarie per il delitto. Nelle agende di Sempio sono emersi anche appunti inquietanti su sogni di stupri. Per di più, le intercettazioni dello scorso anno offrirebbero riscontri diretti al movente. In un’ambientale, Sempio si lamenta del comportamento di Chiara poco prima della morte.
In una registrazione, l’indagato esprime forte disappunto per una telefonata del passato. Egli ricorda che Chiara si rifiutò di parlargli e riattaccò bruscamente il telefono. Sempio definisce quel gesto in modo offensivo e mostra un rancore ancora vivo. Di conseguenza, gli investigatori hanno inserito queste parole in un atto di oltre trecento pagine. Pertanto, questo episodio confermerebbe l’attrito tra i due prima del tragico evento. Intanto, gli avvocati di Sempio chiedono ora di accedere a tutto il fascicolo.
Dall’altra parte, la difesa di Alberto Stasi manifesta una speranza sempre più crescente. I suoi legali pensano concretamente alla revisione del processo penale dopo queste novità. Al contrario, la famiglia Poggi vive questa situazione come un continuo e doloroso strazio. I parenti di Chiara sembrano ancora convinti della colpevolezza del primo condannato. Infatti, tramite i loro avvocati, parlano esplicitamente di una pericolosa suggestione mediatica. Per loro, la nuova indagine non cambia la visione dei fatti già accertati.
La famiglia Poggi ha emesso una nota durissima contro l’operato della Procura. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna firmano questo documento molto critico. I familiari denunciano di essere stati sottoposti a intercettazioni durante le nuove attività. Inoltre, essi accusano i Carabinieri di Milano Moscova di aver subito condizionamenti esterni. Si parla di contesti poco trasparenti e di collegamenti impropri con ambienti giornalistici. In aggiunta, i legali lamentano continue aggressioni che si susseguono senza sosta.
I legali spiegano di aver mantenuto il silenzio fino ad ora per rispetto istituzionale. Tuttavia, la gravità dei fatti li ha spinti a esternare le proprie ragioni pubblicamente. Essi descrivono il clima attorno alla vicenda come opaco e fortemente influenzato. Nel frattempo, Marco Poggi viene definito dagli inquirenti come un soggetto “ostile”. Egli starebbe portando avanti una costante difesa d’ufficio nei confronti dell’amico Sempio. Questa posizione complica ulteriormente il quadro relazionale interno alla tragedia di Garlasco.
In conclusione, il caso si riapre con una tensione altissima tra le parti coinvolte. La Procura spinge per la responsabilità di Sempio basandosi su nuovi indizi e intercettazioni. Contemporaneamente, la famiglia della vittima difende la verità giudiziaria precedente e attacca i metodi investigativi. La revisione del processo per Stasi appare ora come un obiettivo possibile per la difesa. Resta però il dolore di una famiglia che non trova pace dopo molti anni. Gli avvocati studiano le carte mentre l’opinione pubblica segue lo scontro tra Procura e parti civili.
Fonte: Fanpage