Cacciato da casa perché gay: finisce in ospedale per morsi di topi

27 Ottobre 2018 - 19:28

Cacciato da casa perché gay: finisce in ospedale per morsi di topi

Cacciato da casa perché gay: finisce in ospedale per morsi di topi

Cacciato di casa perché gay, costretto a vivere in condizioni disumane in un sottoscala, finisce in ospedale con morsi di topi. E’ la vicenda accaduta a Monte di Procida (Napoli) e denunciata dall’Arcigay di Napoli, che si è messa in contatto con il sindaco del piccolo comune il quale ha assicurato il proprio intervento per trovare una sistemazione dignitosa all’uomo. “Sergio, 40 anni e invalido al 100%, vive in un sottoscala lurido”, precisa l’associazione. Il primo cittadino respinge l’accusa di omofobia: “Soluzioni per lui”.

Una vicenda di sofferenza e di emarginazione accaduta a Monte di Procida (Napoli) e raccontata dal presidente dell’Arcigay di Napoli Antonello Sannino.

“Sergio, 40 anni, invalido al 100% dopo un incidente sulla nave da carico su cui lavorava, – è la denuncia dell’associazione – viene cacciato di casa il 2 ottobre, di ritorno da una degenza ospedaliera: il fratello, che già in altre occasioni l’avrebbe vessato perché gay, gli ha infatti impedito di mettere piede nell’abitazione, buttando vestiario e oggetti dal balcone. Da quel giorno Sergio vive in un sottoscala lurido, utilizzando un bidone come wc e lavandosi nottetempo in una fontana nelle vicinanze per la vergogna di essere visto dai vicini durante il giorno”.

Durante l’ennesimo ricovero per le sue patologie, i medici scoprono segni evidenti di morsicature da parte di topi.

La mano tesa del sindacoMonte di Procida, piccolo comune del litorale flegreo, respinge le accuse di omofobia. “Non so quali siano state le dinamiche familiari, ma posso dire senza timore di smentita che non siamo una comunità omofoba, – spiega il sindaco di Monte Procida Giuseppe Pugliese. – Conoscevamo da tempo le condizioni di difficoltà di Sergio e abbiamo provato in più modi ad aiutarlo, dal Comune alla parrocchia. Ora cercheremo di trovare ulteriori soluzioni che gli consentano di non vivere in condizioni disumane”.

“Io, e ritengo la maggior parte dei miei concittadini, non sapevamo nulla fino ad oggi degli orientamenti sessuali di Sergio, e non so fino a che punto il clamore sollevato dall’Arcigay possa giovare alla soluzione dei suoi problemi”, sottolinea il sindaco. “I servizi sociali del Comune lavoravano da tempo sul caso. Gli abbiamo erogato un contributo una tantum, gli abbiamo proposto ricoveri in strutture che lui però ha sempre rifiutato. Gli abbiamo inviato per alcune ore la settimana un operatore sociosanitario, abbiamo provato a erogargli il Rei, il reddito di inclusione, ma l’Inps glielo ha negato probabilmente perché risulta intestatario di quote di beni ricevute in eredità. Insomma era ed è un caso pienamente al centro dell’attenzione della comunità, parrocchia compresa”, prosegue il sindaco.

“Moltiplicheremo gli sforzi per cercare insieme a Sergio e alla sua famiglia una soluzione, perché è indegno che nel 2018 un uomo possa vivere in un seminterrato privo dei requisiti di abitabilità”, conclude Pugliese.