Quattro giovani braccianti hanno vissuto una routine sempre uguale. Inizialmente essi sono arrivati in Italia attraverso la Sardegna. Successivamente gli uomini hanno attraversato la Calabria. Infine i lavoratori hanno raggiunto le campagne della Sibaritide. I migranti compivano spostamenti continui per i lavori stagionali. Gli operai occupavano alloggi improvvisati. I ragazzi raccoglievano le fragole dall’alba alla sera. Purtroppo un incendio ha consumato la loro vita dentro un furgone ad Amendolara.
Ora i loro nomi rappresentano l’unica certezza della vicenda. Il diciannovenne Ullah Ismat Qiemi era il più giovane. Safi Iayjad aveva invece 27 anni. Inoltre Amin Fazal Khogjani ne aveva 28. Infine Waseem Khan aveva 29 anni. Pertanto i quattro ragazzi formavano una piccola comunità di lavoratori. I giovani provenivano dall’Afghanistan e dal Pakistan.
Tuttavia Mohammad Taj Alamyar è sopravvissuto alla tragedia. L’uomo ha 35 anni e viveva con loro. Il sopravvissuto ha sfondato il finestrino del minivan a testate. In questo modo l’operaio ha evitato le fiamme. Di conseguenza Mohammad ha aiutato gli investigatori con il suo racconto. Nel frattempo le telecamere di sicurezza hanno ripreso l’intero rogo.
In base alle indagini, una richiesta di pagamento regolare ha scatenato la violenza. Infatti i braccianti esigevano i soldi per il lavoro nei campi. Di conseguenza la situazione è degenerata rapidamente. Perciò la polizia ha arrestato due caporali pachistani. Safeer Ahmed e Ali Raza si trovano ora in carcere. Gli inquirenti accusano i due uomini di omicidio plurimo e pluriaggravato.
In realtà questo dramma mostra un sistema criminale molto più ampio. Per esempio Mohammad ha parlato esplicitamente di una “mafia del Pakistan” a RaiNews24. Questa rete di caporalato sfrutta la fragilità dei migranti tra Basilicata e Calabria.
Nel frattempo gli investigatori hanno perquisito l’appartamento delle vittime a Villapiana. Lì i poliziotti hanno trovato materassi a terra e scarpe infangate. Dieci persone occupavano appena due stanze e un cucinino. Inoltre i caporali detraevano l’affitto di 500 euro direttamente dai salari.
Nonostante la fatica, i ragazzi cercavano un contatto umano. Infatti la sera i braccianti parlavano spesso con i residenti del paese. Amin portava persino piccoli doni ai vicini. Perciò i residenti di via Gramsci ricordano i giovani con grande affetto.
Infine il procuratore Alessandro D’Alessio ha commentato la gravità del caso. Gli inquirenti hanno individuato i colpevoli in pochissime ore. Attualmente i magistrati cercano di consolidare il quadro probatorio. Per questo motivo lo Stato ha dato una risposta pronta alla gente del Sud.
Fonte: Fanpage