Blatt, il cane che fiuta i TUMORI. La nuova speranza: «Lo possono fare tutti, basta addestrarli»

sei in  Salute&Benessere

3 anni fa - 25 Settembre 2018

Blatt, il cane che fiuta i TUMORI. La nuova speranza: «Lo possono fare tutti, basta addestrarli»

Si chiama Blatt, ha quattro anni ed è un incrocio di labrador-pitbull. E’ lui il protagonista al centro di uno studio presentato alla conferenza mondiale sul tumore al polmone, iniziata oggi a Toronto (Iaslc): Blatt, così come altri esemplari appositamente addestrati, è infatti in grado di fiutare la presenza di noduli maligni odorando campioni di esalazioni dei pazienti, e ciò con un altissimo grado di affidabilità. Lo studio è stato presentato da Angela Guirao della Hospital Clinic di Barcellona. La stessa equipe di ricercatori ha già dimostrato in un altro recente studio come i cani addestrati possano identificare la presenza di un tumore al polmone, ma il nuovo studio aveva l’obiettivo di verificare se fossero anche in grado di fiutare la presenza di noduli maligni partendo da campioni di gas esalati con il respiro dei pazienti. I cani, spiega l’esperta, “cambiano il loro comportamento in presenza di varie patologie. La nostra teoria è che il tumore al polmone cambia la natura dei composti volatili organici (Vocs) esalati da un soggetto e che possono dunque essere individuati nel respiro dal momento che tali esalazioni arrivano direttamente dall’organo malato”.

La diagnosi

Proprio la diagnosi precoce, avverte la ricercatrice, è “una grande sfida poiché il 75% dei pazienti ha una diagnosi in fase avanzata, quando la malattia non può essere curata”. Per questo, rileva, “è fondamentale sviluppare nuovi screening per la diagnosi e pensiamo che l’identificazione del Vocs potrebbe essere usata in combinazione con l’esame di screening di tomografia computerizzata”. Nello studio, Blatt ha riconosciuto con successo 27 pazienti con tumore al polmone (su un campione totale di 30 soggetti) di cui tre con noduli maligni. “I risultati di Blatt – afferma Gurao – sono sorprendenti, ma non tanto quanto si potrebbe pensare. Infatti, l’odorato dei cani ha una più alta concentrazione di biosensori rispetto alla più avanzata tecnologia al momento disponibile. Per questo quasi tutti i cani potrebbero essere addestrati ad individuare il Vocs. Ora – conclude la ricercatrice – la sfida è identificare il modello di esalazione Vocs individuato dai cani, per sviluppare ulteriori modelli di screening per la diagnosi precoce” (ANSA)

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