Basi americane in Italia a rischio attacco: ecco quali potrebbe colpire l’Iran

20 Agosto 2026 - 11:55

Basi americane in Italia a rischio attacco: ecco quali potrebbe colpire l’Iran

La tregua tra Iran e Stati Uniti finisce ufficialmente. Di conseguenza, salgono subito le tensioni militari tra i due Paesi. Washington teme ora possibili attacchi in Europa. Infatti, il Financial Times cita due fonti anonime vicine a Teheran. Secondo il giornale, l’Iran valuta raid contro basi americane nel continente europeo. In passato, Teheran colpiva già obiettivi simili in Kuwait e nel Golfo. Tuttavia, nessuno rilascia conferme o smentite ufficiali.

Nello specifico, le fonti menzionano il Sudest europeo, come Bulgaria e Cipro. Ad esempio, i missili iraniani possono minacciare la base bulgara di Bezmer. Inoltre, Teheran dista solo 1.800 chilometri dalla base britannica di Akrotiri a Cipro. Quest’ultima subiva già un attacco con drone a marzo. Allo stesso tempo, i sistemi NATO intercettano sempre gli attacchi contro la Turchia. Infine, anche Creta e la Romania rientrano nel medesimo raggio d’azione.

In questo scenario, l’Italia ospita molte basi statunitensi importanti. Gli USA schierano infatti 12.783 soldati nel nostro Paese a marzo 2026. L’Italia occupa così il quarto posto mondiale, dietro a Giappone, Germania e Corea del Sud. Al contrario, la Spagna conta 4mila militari e la Francia appena 82. In aggiunta, il Bahrein ospita 3.151 soldati su un milione e mezzo di residenti. In proporzione, tale dato equivale a oltre 100mila soldati in Italia.

Gli accordi bilaterali degli anni Cinquanta restano in gran parte segreti. Ciononostante, conosciamo la posizione esatta di molte strutture strategiche. Troviamo basi a Solbiate Olona, Ghedi, Vicenza con Camp Ederle e Del Din, e Motta di Livenza. Inoltre, l’elenco include Aviano, Poggio Renatico, La Spezia, Camp Darby a Pisa, Gaeta, Napoli, Taranto e Sigonella. Ciascuna installazione possiede un differente livello di rilevanza operativa.

La distanza effettiva dei vettori iraniani resta quindi un nodo centrale. Ad esempio, Sigonella e Gaeta distano quasi 2.600 chilometri dal confine iraniano e oltre 3.300 da Teheran. Al contempo, Taranto si trova circa 250 chilometri più vicina all’Iran. Invece, Aviano dista quasi 2.700 chilometri dal confine e circa 3.500 dalla capitale. Pertanto, la posizione geografica incide molto sui potenziali tempi di volo.

L’Iran possiede un vasto arsenale balistico, ma ne mantiene segreta la gittata massima. In genere, i vettori a corto raggio coprono mille chilometri. Al contrario, i sistemi a medio e intermedio raggio raggiungono distanze molto maggiori. Soltanto otto nazioni possiedono missili intercontinentali. Teheran punta soprattutto sui modelli a corto e medio raggio tra 2.000 e 2.500 chilometri. Recentemente, il regime rivendica versioni del Khorramshahr-4 capaci di raggiungere 4mila chilometri.

Il 20 marzo 2026 l’Iran lancia due missili verso l’isola Diego Garcia nell’oceano Indiano. I vettori coprono circa 4mila chilometri durante il test. Tuttavia, gli analisti definiscono questo lancio una semplice dimostrazione. Durante il tragitto, un ordigno si rompe in volo. Subito dopo, le difese americane intercettano e distruggono facilmente il secondo missile. Dunque, l’Iran usa probabilmente un ordigno modificato per l’occasione senza creare nuove armi.

Per allungare la traiettoria, i tecnici devono alleggerire la testata del missile. Di conseguenza, l’arma perde precisione e richiede costi molto alti. Perciò, l’esercito iraniano non può ripetere regolarmente questi lanci a lungo raggio. Inoltre, i sistemi radar della NATO presidiano costantemente lo spazio aereo europeo. Dunque, la difesa alleata neutralizzerebbe un attacco isolato. Infine, i dettagli operativi restano rigorosamente coperti dal segreto militare.

Fonte: Fanpage