Cronaca

Abusa di una 13enne, sospeso dalla Chiesa: don Marino torna a indossare la tonaca

di  Redazione  -  28 Gennaio 2020

Don Marino Genova, condannato in appello a 4 anni per abusi sessuali su una giovanissima parrocchiana, Giada Vitale, all’epoca dei fatti 13enne, è tornato a indossare la tonaca. Nonostante la sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, ovvero fino alla sentenza definitiva sulla sua condotta, don Marino partecipa attivamente alla vita religiosa della comunità di Subiaco, dove è stato ripreso e fotografato in alcuni video apparsi sulla pagina Facebook, Subiaco il borgo più bello d’Italia. Don Marino è dimagrito e appare molto diverso dalle vecchie foto pubblicate dai giornali, alcune delle quali lo mostravano con Giada, all’epoca praticamente una bambina. La ragazza, orfana di padre, cominciò a frequentare la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Portocannone, dove viveva, come organista. Fu nella primavera del 2009 che don Marino la invitò per la prima volta in sacrestia dando il via a un ciclo di abusi sessuali che sarebbe durato per tre anni, fino a quando Giada, ormai diciassettenne, trovò la forza di denunciare. “Mi spogliava abusava di me e poi mi congedava con la benedizione” ha raccontato Giada alle telecamere di Fanpage.it.

Il processo canonico
Per quanto accaduto nel retro della Chiesa, don Marino è finito a processo e ha incassato la prima condanna, confermata in appello, a quattro anni e dieci mesi di carcere per gli abusi sessuali avvenuti prima del compimento del 14esimo anno di età, limite anagrafico oltre il quale lo Stato italiano ha bollato la ragazza come ‘consenziente’. Sul caso, peraltro, si espressa anche la Chiesa. “La Diocesi di Termoli-Larino – si legge in una nota – comunica di rispettare la sentenza. Si precisa anche che la legge della Chiesa considera la minore età quella inferiore ai 18 anni senza la distinzione, per questa tipologia di reati, di periodi antecedenti o successivi ai 14 anni come prevede, invece, l’ordinamento penale italiano”.”Per questo motivo – continua – il sacerdote è stato già processato con sentenza in autonomia dallo Stato italiano secondo quanto previsto dall’ordinamento canonico. Il vescovo, Gianfranco De Luca, appena ricevuta la notizia dei fatti contestati a don Marino Genova da parte di Giada Vitale ha immediatamente proceduto per verificare la verosimiglianza delle accuse con una indagine preliminare che ha accertato i fatti contestati; ha quindi allontanato dalla parrocchia di Portocannone il sacerdote e ha istituito il Tribunale ecclesiastico diocesano per svolgere il processo canonico che ha emesso  la sentenza”. Il verdetto del  tribunale ecclesiastico, spiega la nota “consiste nella sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”.

Il processo sui presunti abusi dopo 14 anni
Sospensione che a quanto pare don Genova non sta rispettando. Il prossimo 3 febbraio  il Gip Maria Rosaria Vecchi deciderà se archiviare definitivamente accogliendo la richiesta del Pm Toncini o se andare avanti con le indagini per gli abusi subiti da Giada dopo il 14esimo compleanno. Tre gli scenari possibili per questo secondo troncone di inchiesta: l’archiviazione, la continuazione delle indagini o l’imputazione coatta. L’imputazione coatta consiste nell’obbligare il pubblico ministero a formulare entro 10 giorni un capo di imputazione. In quest’ultimo caso, il pubblico ministero non potrà sottrarsi a questa decisione del gip perché costretto a esercitare l’azione penale. Nell’attesa Giada ha raggiunto importanti obiettivi di vita come la laurea, ma continua a fare i conti con il demone dell’abuso, oggi più che mai, di fronte alle immagini di don Marino con la tonaca.

fonte: Fanpage