Vendemmia 2026, alle Cantine Federiciane si raccoglie l’anima vulcanica di Vigna Cigliano

23 Settembre 2026 - 10:59

Vendemmia 2026, alle Cantine Federiciane si raccoglie l’anima vulcanica di Vigna Cigliano

A Cigliano la vendemmia di un vigneto eroico della famiglia Palumbo, dove Aglianico, Piedirosso e Marsigliese raccontano la forza dei Campi Flegrei

MARANO DI NAPOLI – Ci sono vigne che chiedono pazienza. E poi ci sono quelle che chiedono coraggio.

È il caso di Vigna Cigliano Solfatara, il vigneto delle Cantine Federiciane nel cuore dei Campi Flegrei e protagonista della vendemmia 2026.

Un vigneto eroico, dove lavorare la terra significa confrontarsi ogni giorno con un territorio affascinante quanto complesso: suoli di origine vulcanica, pendenze, terreni fragili e condizioni che rendono la viticoltura una vera sfida.

Ma è proprio da queste difficoltà che nasce il carattere di Vigna Cigliano.
Qui la vite affonda le radici in una terra segnata dalla storia vulcanica dei Campi Flegrei, tra la Solfatara e il Golfo di Pozzuoli.

Una posizione particolare, dove il suolo vulcanico e il microclima contribuiscono a dare alle uve caratteristiche di freschezza, sapidità e mineralità.

La vendemmia diventa così il momento in cui tutto questo si ritrova nei grappoli.
Tra i filari di Cigliano crescono Aglianico, Piedirosso e Marsigliese, tre vitigni che esprimono, ognuno a modo proprio, la personalità di questa terra.

“Vigna Cigliano rappresenta per noi una nuova sfida e, allo stesso tempo, una grande opportunità. Abbiamo scelto di investire in un vigneto eroico perché crediamo che proprio nei territori più difficili si possa trovare un’identità straordinaria”, spiega Antonio Palumbo, direttore commerciale delle Cantine Federiciane.

L’acquisizione di Vigna Cigliano si inserisce nel percorso di crescita delle Cantine Federiciane, azienda vitivinicola campana arrivata alla quarta generazione della famiglia Palumbo, con Antonio Palumbo alla direzione commerciale, Luca Palumbo come enologo e Marco Palumbo impegnato nella produzione.

Una famiglia che ha scelto di guardare al futuro senza perdere il rapporto con la propria terra e che oggi punta sempre più sulla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo dei Campi Flegrei.

“Il lavoro in un vigneto come questo è completamente diverso. Qui bisogna ascoltare la terra, rispettarne i tempi e intervenire con attenzione. La difficoltà del terreno diventa parte del valore dell’uva che raccogliamo”, racconta Luca Palumbo, enologo delle Cantine Federiciane.

E nella vendemmia questo rapporto diventa ancora più evidente.
Si lavora manualmente, si selezionano i grappoli e si accompagna l’uva verso la cantina, dove inizierà il percorso che la porterà a trasformarsi in vino.

Una fotografia autentica della viticoltura nei Campi Flegrei, fatta di fatica, biodiversità, tradizione e innovazione.

Vigna Cigliano è anche una nuova tessera nel mosaico del progetto delle Cantine Federiciane, che negli ultimi anni ha portato il nome dell’azienda fuori dai confini regionali, attraverso una crescente  attenzione alla qualità e alla valorizzazione dell’identità territoriale.

Un percorso che trova una sintesi anche nel progetto Flegreo-Art, nato per mettere in dialogo vino e arte contemporanea e culminato quest’anno nell’omaggio a Napoli per i suoi 2500 anni, con le Magnum dello

spumante Flegreo realizzate in collaborazione con l’artista Annalisa Saggiomo e il laboratorio VetrArte.

Dal vigneto alla bottiglia, dunque, il filo conduttore resta uno solo: il territorio.
Quello dei Campi Flegrei, dove il vino nasce da una terra vulcanica e difficile, dove il mare incontra il fuoco e dove anche una vendemmia può diventare una storia da raccontare.
A Vigna Cigliano, la vendemmia 2026 è appena iniziata.
Il resto lo farà il vino.