DaTE 2026, Napoli capitale dell’occhialeria indipendente: il design italiano guarda al futuro

18 Settembre 2026 - 12:47

DaTE 2026, Napoli capitale dell’occhialeria indipendente: il design italiano guarda al futuro

Al Salone Margherita tre giorni dedicati alla ricerca, alla manifattura e alle nuove frontiere dell’eyewear. Tra eccellenze italiane, contaminazioni sartoriali e nuove espressioni del Made in Sud.

Per tre giorni Napoli ha cambiato prospettiva e, dal 12 al 14 settembre, ha osservato il mondo attraverso le lenti dell’occhialeria indipendente. DaTE 2026 ha scelto il Salone Margherita, nel cuore della Galleria Umberto I, come scenario della sua nuova edizione, trasformando uno dei luoghi simbolo della Belle Époque partenopea in un punto d’incontro tra design, manifattura, ricerca e cultura contemporanea.

La scelta di Napoli non è stata soltanto geografica. Portare nel Mezzogiorno uno degli appuntamenti dedicati all’eyewear d’avanguardia ha significato avvicinare il settore a un territorio che fa dell’identità, dell’artigianato e della contaminazione culturale alcuni dei propri tratti distintivi. Le sale Liberty del Salone Margherita hanno offerto una cornice raccolta e scenografica, capace di favorire il confronto diretto tra designer, ottici, buyer e aziende e, allo stesso tempo, di inserire l’occhiale in un racconto più ampio di stile e creatività italiana.

I numeri confermano la riuscita della tappa napoletana: circa mille operatori unici e oltre 1.080 presenze complessive, con 77 professionisti provenienti da 18 Paesi. Un dato, quello internazionale, più che raddoppiato rispetto al 2025 e rafforzato dalla presenza di una delegazione di buyer europei arrivata grazie alla collaborazione con Agenzia ICE. Napoli ha così dimostrato di poter essere non soltanto una destinazione culturale, ma anche una piattaforma per il business e per la promozione del design italiano.

Al centro della manifestazione, però, sono rimaste le montature. DaTE ha raccontato un settore che continua a scegliere la sperimentazione come linguaggio e la qualità produttiva come elemento identitario. Colore, acetati lavorati, titanio, carbonio, geometrie decise e richiami alla sartoria hanno mostrato come l’occhiale contemporaneo sia sempre meno un semplice accessorio e sempre più un oggetto di progetto, capace di esprimere la personalità di chi lo indossa.

I protagonisti del Made in Sud

Nel racconto del Made in Sud trova spazio ARU Eyewear, realtà fondata dall’architetto Daniela Verazzo. Le sue montature partono da una cultura progettuale che lega architettura, geometria e lavorazione dell’acetato, con modelli pensati per superare categorie troppo rigide e adattarsi in modo trasversale a volti e identità differenti.

Non ci interessa seguire le tendenze passeggere,” spiega Daniela Verazzo. “Disegniamo montature che devono semplicemente funzionare sul volto, valorizzando la personalità di chi le indossa, che sia un uomo o una donna. L’occhialeria indipendente non è una nicchia, è il futuro del settore. E il Sud ha tutte le carte in regola per dettare le regole del gioco. Abbiamo una preziosa eredità, quella delle botteghe, e la capacità storica di prendere il meglio da ogni cultura e trasformarlo in bellezza. Questo è il Made in Sud Power.

Tra i brand meridionali presenti, rientrano anche i napoletani Original Vintage, che ha partecipato con le ultime linee di occhiali da sole e da vista ispirate all’anima partenopea, e Monokol, brand dall’identità forte e riconoscibile, che ha presentato l’ultima collezione “Evolved Boldness”. I suoi occhiali, ampi in viso, assumono un taglio sofisticato grazie alle loro forme arrotondate e dai profili più fluidi.

Spicca, inoltre, il brand pugliese Bayria, che unisce design, manifattura italiana e responsabilità nei suoi occhiali. Le montature sono tutte realizzate in Italia tramite componenti locali e tecnologie avanzate, seguendo canoni di qualità e tracciabilità della filiera. La partecipazione del brand è l’inizio di un dialogo con il resto del mondo ed è un’occasione per esportare le proprie origini.

La tappa napoletana di DaTE ha fatto emergere la possibilità di ampliare la geografia del design italiano, facendo emergere nuovi linguaggi e nuove esperienze produttive.

È proprio questa pluralità ad aver caratterizzato DaTE 2026. L’occhialeria indipendente si conferma uno spazio nel quale la manifattura torna visibile, il materiale racconta il processo produttivo e il design recupera il valore della differenza. In un mercato spesso dominato da grandi gruppi e produzioni seriali, le aziende indipendenti cercano riconoscibilità attraverso ricerca, autenticità e specializzazione.

Napoli, una vetrina per il saper fare italiano

Napoli, con la sua capacità di tenere insieme storia e contemporaneità, è stata una cornice coerente per questo racconto. La città ha accolto un settore che vive di identità e trasformazione, mettendo in relazione business, cultura e territorio. Dopo l’esperienza partenopea, DaTE proseguirà il proprio percorso itinerante: l’appuntamento del 2027 è già fissato dall’11 al 13 settembre al PalaDozza di Bologna.

Da Napoli a Bologna, il viaggio continua. Ma l’edizione 2026 lascia un segnale preciso: l’eccellenza italiana dell’occhiale non vive soltanto nella tradizione produttiva, ma nella capacità di reinventarla, contaminandola con nuovi territori, nuove sensibilità e nuove idee.

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