Ultim’ora: quarantena ridotta e lockdown per i No vax

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4 settimane fa - 29 Dicembre 2021

Potrebbe passare dalla modifica dei tempi per la quarantena la prossima stretta del governo contro il Coronavirus che porterebbe a un ampliamento dell’obbligo vaccinale di fatto per circa 25 milioni di italiani e maggiori restrizioni per i non vaccinati. Lo scenario di un lockdown per i No vax, escluso dallo stesso Mario Draghi fino a poco meno di un mese fa, oggi torna con insistenza sul tavolo del governo, spinto dalla nuova ondata di contagi che solo ieri ha toccato il picco di quasi 80 mila nuovi contagi e 202 morti. Cifre che assieme ai rischi della maggior diffusione della variante Omicron convincono il ministro del Lavoro Andrea Orlando e quello della Pa Renato Brunetta a valutare l’esclusione del tampone per ottenere il Green pass da esibire sul posto di lavoro, ormai obbligatorio dallo scorso 15 ottobre. Come riporta il Corriere della Sera, quindi, se nel governo dovesse passare la linea più rigorista, contro cui si oppone la Lega e resta cauto il M5s, per 25 milioni di italiani sarà possibile lavorare solo se si è vaccinati o guariti. Con un obiettivo finale che Brunetta indica: «nel lockdown per i non vaccinati».

Dal vertice delle Regioni di questa mattina partirà la richiesta agli esperti del Comitato tecnico scientifico di valutare la riduzione, se non l’azzeramento, della quarantena per i vaccinati che hanno avuto contatti con un positivo. Già oggi chi ha ricevuto la seconda dose da meno di quattro mesi o ha già la terza gode di un periodo più breve di isolamento (7 giorni) rispetto a chi non è vaccinato (10 giorni). I governatori chiedono che i vaccinati non siano costretti a fermarsi in caso di contatto con un positivo, ma passino «dalla quarantena all’auto-sorveglianza», restando sotto osservazione del medico di base in caso di sintomi. Nel documento dei governatori si chiede poi di abolire il tampone per i vaccinati che dovranno concludere il periodo di isolamento. Proposte che, secondo Repubblica, nel Cts qualcuno considera «irricevibili», soprattutto in una fase di ripresa dei contagi e di incognite sugli effetti che potranno avere sugli ospedali.

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