Ultim’ora, addio al campione Alex Zanardi: aveva 59 anni

2 Maggio 2026 - 9:51

Ultim’ora, addio al campione Alex Zanardi: aveva 59 anni

Alex Zanardi è morto all’età di 59 anni: addio a un simbolo di determinazione e rinascita.

Ex pilota di Formula 1, due volte campione paralimpico nell’handbike, simbolo universale di resilienza e passione per la vita. Il suo cuore ha cessato di battere dopo anni vissuti lontano dai riflettori, accanto alla moglie Daniela e al figlio Niccolò. Il destino, che già lo aveva messo alla prova con una durezza estrema, questa volta ha prevalso. Ma il modo in cui Zanardi ha attraversato ogni difficoltà resta più potente di qualsiasi traguardo.

Alessandro Zanardi nasce a Bologna nell’ottobre del 1966. Cresce in una famiglia semplice: la madre Anna è sarta, il padre Dino idraulico. Poco dopo si trasferiscono a Castel Maggiore, terra dove i motori fanno parte dell’aria che si respira. La passione per le corse arriva presto, ma incontra le resistenze dei genitori, soprattutto dopo la tragica scomparsa della sorella Cristina nel 1979, vittima di un incidente stradale. Nonostante tutto, per Alex quella direzione è già segnata.

La svolta arriva nel 1988 con il debutto in Formula 3 italiana. Poi il passaggio in Formula 3000 e infine la Formula 1: nel 1991, con la Footwork Arrows, prova per la prima volta una monoposto. Poche settimane più tardi, con la Jordan, sostituisce Roberto Moreno al Gran Premio di Spagna. In carriera disputa 44 Gran Premi, con un sesto posto come miglior risultato, ottenuto con la Lotus nel 1993. Nel 1995, senza contratto, si sposta negli Stati Uniti e trova nuova fortuna: nel campionato Indycar conquista due titoli consecutivi nel 1997 e 1998. Il tentativo di rientro in F1 con la Williams nel 1999 non va come sperato. Ma il destino è già in agguato.

Il 15 settembre 2001, al Lausitzring in Germania, la sua vita cambia per sempre. È in testa alla gara quando la sua vettura perde aderenza e si gira, rimanendo in traiettoria. L’impatto con l’auto di Alex Tagliani è devastante: la monoposto viene spezzata in due. Zanardi perde quasi tutto il sangue, entra in coma farmacologico e riceve l’estrema unzione. Contro ogni previsione, però, si risveglia. Affronta quindici interventi chirurgici e accetta la doppia amputazione delle gambe.

Non cerca mai compassione. Nel 2003 torna proprio su quel circuito e completa simbolicamente i tredici giri rimasti in sospeso. È un gesto carico di significato, ma non è un punto d’arrivo. Negli anni successivi torna a correre, tra Gran Turismo e WTCC, prima di scoprire l’handbike: lì inizia la sua seconda, straordinaria vita.

“L’incidente mi ha dato la possibilità di fare cose che forse non avrei mai fatto”, dirà. E non è una frase fatta. Nel 2007 debutta alla maratona di New York e sorprende tutti con un quarto posto. Nel 2011 vince, stabilendo il record di categoria. Si impone anche a Roma con il primato del percorso. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 conquista due ori e un argento. A Rio 2016, a cinquant’anni, replica con lo stesso bottino. Titoli mondiali, coppe e successi si accumulano, sempre accompagnati dal suo sorriso: quello di chi non ha mai smesso di guardare avanti.

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