Il messaggio arrivato sullo smartphone alle sette di sera, il compito aggiunto sul registro elettronicola domenica mattina, la notifica che interrompe una cena in famiglia. Per milioni di studenti italiani, il rientro a casa
dopo la campanella non ha mai rappresentato un vero e proprio stacco. Almeno fino ad oggi. Con l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha deciso di
mettere un punto fermo a una consuetudine diventata quasi un’abitudine diffusa: l’assegnazione continuativa di lezioni ed esercizi al di fuori del normale orario scolastico. In una nota inviata a tutti gli
istituti, il ministro Giuseppe Valditara ha sollecitato un cambio di passo netto: insegnare un metodo di studio solido e responsabile non significa sottoporre ragazzi e genitori a uno stato di reperibilità
permanente. La nuova direttiva fissa paletti molto chiari per docenti e dirigenti scolastici: Assegnazione esclusivamente durante le ore di lezione: I compiti devono essere comunicati prima del suono della
campanella finale. Riscoperta del diario cartaceo: Lo strumento tradizionale torna a essere il punto di riferimento principale per la gestione del lavoro a casa. Stop alle notifiche tardive: Viene vietato
l’inserimento di verifiche o esercitazioni sul registro elettronico nel tardo pomeriggio, di sera o nei giorni festivi. Coordinamento tra professori: È richiesta una maggiore programmazione collegiale per evitare che
più verifiche o interrogazioni si concentrino nella medesima giornata. L’obiettivo di fondo è duplice: tutelare la serenità familiare e promuovere il diritto alla disconnessione digitale, un tema sempre più
delicato nell’era della didattica iper-connessa. L’intervento di Viale Trastevere risponde a un malessere reale, denunciato da tempo dai ragazzi e monitorato costantemente dalle rilevazioni di
Skuola.net. I dati parlino da soli: oggi circa tre studenti su quattro fanno i conti con una didattica che travalica i confini dell’aula. Solo il 24% degli alunni dichiara di ricevere le consegne esclusivamente in classe.
Per tutti gli altri, l’integrazione via web rappresenta la quotidianità o quasi: Il 62% degli studenti dichiara di ricevere con frequenza avvisi, materiali o compiti extra nel pomeriggio o durante il weekend via
email, chat di classe o registro. Per il 14%, questo flusso continuo non costituisce un’eccezione ma una vera e propria regola organizzativa. Il fenomeno non si esaurisce durante i mesi di lezione. Anche le pause
più lunghe soffrono della medesima frammentazione. Prendendo ad esempio le ultime vacanze estive, solo il 46% degli intervistati ha ricevuto il carico di lavoro prima della chiusura formale delle scuole.
Il restante 54% ha dovuto fare i conti con integrazioni a scoppio ritardato: il 31% si è visto aggiungere compiti a giugno già iniziato, mentre quasi un ragazzo su quattro (23%) ha ricevuto la parte più consistente
del lavoro a vacanze ampiamente inoltrate. La misura ministeriale punta quindi a ristabilire un confine netto tra l’impegno formativo e la vita privata, restituendo agli studenti il diritto a un tempo libero che sia davvero tale. Fonte Tgcom24.