“Sto morendo papà, sto morendo, sto morendo”, urlava tra braccia del suo papà.

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3 anni fa - 29 Settembre 2018

“Sto morendo papà, sto morendo, sto morendo”, urlava tra braccia del suo papà.

Quando è stata raggiunta da suo padre Salem, la piccola Iman non smetteva di piangere. “Sto morendo papà, sto morendo, sto morendo”, urlava tra le sue braccia. Iman, 6 anni, stava giocando nel cortile di casa, nella città di Hodeidah, in Yemen, quando il suo quartiere è stato bombardato da un attacco aereo. Le bombe hanno distrutto l’intero isolato e le schegge hanno colpita la bimba ferendola gravemente al collo, alla mano e alla gamba.

Salem stava tornando a casa da lavoro quando ha visto il fumo sollevarsi dalla sua casa. Ha cominciato a correre disperatamente col terrore che tutta la sua famiglia fosse morta, quando è arrivato ha trovato sua figlia Iman distesa a terra, disperata e coperta di sangue. La bambina è stata portata nell’ospedale locale, dove il medico è riuscito a tamponare l’emorragia di sangue ma ha subito consigliato al padre di portarla in una clinica meglio equipaggiata per curarla adeguatamente. Lo staff di Save the Children ha trasferito Iman nell’ospedale della città di Sana’a affinché potessero intervenire sulla sua ferita al collo e per la quale a Hodeidah non avevano gli strumenti necessari per l’operazione.

La bambina sta a poco a poco migliorando, assicura l’organizzazione umanitaria. Oltre alle cure mediche, Iman riceve supporto psicologico per aiutarla a superare l’esperienza traumatica che ha dovuto affrontare. “Siamo impegnati sul campo supportando i bambini che hanno subito gravissime lesioni causate da armi esplosive, da attacchi aerei o da mine”, si legge in una nota di Save the Children. “Trattare queste ferite è particolarmente difficile in Yemen – continua il comunicato – dove il sistema sanitario è ormai al collasso, le protesi sono difficili da reperire e ci sono pochi chirurghi formati per curare questo genere di ferite”.

Iman è sopravvissuta ma in Yemen i civili continuano a morire senza sosta in una guerra che si trascina da oltre tre anni. Tra giugno e agosto – solo nella città di Hodeidah – almeno 349 persone hanno perso la vita, tra cui quasi 100 minori. “Sappiamo che i bambini sono particolarmente vulnerabili quando armi esplosive come missili o mortai colpiscono aree popolate, come città, mercati, scuole e ospedali. I loro corpi sono più piccoli, hanno maggiori probabilità di essere feriti alla testa e al collo e le schegge hanno maggiori probabilità di colpire i loro organi vitali. È difficile per il mondo ascoltare questi racconti, ma è la dura realtà per un bambino che vive nello Yemen in questo momento”, ha affermato Tamer Kirolos, direttore di Save the Children in Yemen.

Fonte: FanPage

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