Rientrati a Roma gli attivisti italiani della Flotilla, rilasciati da Israele: “Abbiamo subito botte e abusi sessuali”

22 Maggio 2026 - 12:04

Rientrati a Roma gli attivisti italiani della Flotilla, rilasciati da Israele: “Abbiamo subito botte e abusi sessuali”

Dal racconto degli attivisti della Flotilla rilasciati da Israele e rientrati a Roma poche ore fa, emergono i dettagli delle violenze subite dopo l’ultimo abbordaggio delle barche della missione umanitaria diretta a Gaza. “Ci pestavano e ci dicevano ‘Welcome to Israel” racconta, con gli occhi lucidi, il deputato del M5S Dario Carotenuto all’arrivo allo scalo di Fiumicino assieme al giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Sono loro i primi due italiani ad aver fatto ritorno a casa: gli altri atterreranno in tarda serata negli scali di Roma e Milano Malpensa.

A fornire altri pesanti particolari il giornalista Alessandro Mantovani rientrato a Roma sullo stesso volo: “Mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. Poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite”. Venivano chiamati tramite un numero identificativo, davanti a “mitra spianati” e sono rimasti “ammanettati e con le catene alle caviglie” fino a quando sono saliti in aereo.

Racconti che combaciano con quelli di altri attivisti liberati oggi dal centro di detenzione di Ketziot. Sono stati, infatti, rilasciati tutti i 430 partecipanti alla missione (di diversi Paesi) e sono partiti da Israele a bordo di tre voli charter Turkish. “Nel porto di Ashdod era stato allestito un vero e proprio campo di concentramento, fatto di container e filo spinato” dice Vittorio Sergi, del coordinamento Marche per la Palestina, appena atterrato all’aeroporto di Istanbul. “Venivamo picchiati ogni volta che alzavamo la testa o che provavamo a sederci” aggiunge.

Gli attivisti verranno con ogni probabilità ascoltati dalle forze dell’ordine. E finirà agli atti dell’indagine della Procura della Capitale anche il video diffuso mercoledì sui propri canali social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui gli attivisti appaiono inginocchiati, con le mani legate dietro la schiena e derisi. Mentre il team legale internazionale si appresta a procedere anche di fronte alla Corte penale internazionale. Viene denunciato un “sistematico uso di violenze, abusi sessuali, condizioni inumane di detenzione che possono rubricarsi a torture secondo articolo 1 e 2 convenzione Onu” sostengono dal movimento. I legali degli attivisti della Hind Rajab Foundation, hanno “identificato in particolare sei ufficiali”, è stato spiegato in una conferenza stampa.

Fonte: Ansa

Photo Credit: LaPresse

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