Monta la protesta a Taranto da parte dei lavoratori ex Ilva. “Non siamo degli schiavi” e chiedono un progetto a lungo termine al Governo.
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Monta la protesta a Taranto da parte dei lavoratori ex Ilva. “Non siamo schiavi”. È questo il grido dei lavoratori dell’ex Ilva che da ormai quattro giorni protestano a Genova, Novi Ligure e ovviamente in Puglia, dove stanno contribuendo ad aggravare la crisi dei carburanti. Da lunedì sono in presidio alla raffineria Eni di Taranto, e ieri una delegazione di lavoratori e sindacati è stata ricevuta a Bari dal presidente della Regione, Antonio Decaro. Mercoledì, invece, un gruppo di cinquanta manifestanti ha occupato la sede della prefettura genovese.
Tutto per chiedere chiarezza rispetto al futuro che attende i lavoratori.
La linea del Governo, trapelata dopo l’approvazione dello schema di decreto con le “misure urgenti a sostegno dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto”, non soddisfa chi protesta. Il testo contiene anche le indicazioni per un possibile “rilancio industriale del territorio”, ma si tratta di posizioni emerse in fase di confronto con i sindacati, e da questi già bocciate perché ritenute insufficienti a garantire la dignità delle persone impiegate nella fabbrica siderurgica.
All’incertezza dei lavoratori si aggiunge lo scontro tra giudici. Lo spegnimento dell’area a caldo di Taranto sembrava inevitabile, e la sentenza di Cassazione attesa per il 20 ottobre pareva già scritta. Il ministro per le Imprese Adolfo Urso ha parlato di “spiragli” della Corte rispetto al prosieguo delle attività degli altiforni, e quindi dell’impianto stesso. Ma a quali condizioni ancora nessuno può saperlo.
Fonte: Fanpage
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