“Prima mi ha drogata, poi mi ha violentata. Era una bestia”: la testimonianza shock della 18enne incastra Genovese.

1 settimana fa
19 Novembre 2020
di martina orecchio
“Prima mi ha drogata, poi mi ha violentata. Era una bestia”: la testimonianza shock della 18enne incastra Genovese.

Emergono altre prove a conferma delle accuse contro Alberto Genovese, imprenditore già arrestato giorni fa a Milano, ora in cella a San Vittore, con l’accusa di aver violentato una ragazza appena maggiorenne. Gli inquirenti sono venuti in possesso degli SMS inviati dalla ragazza alle sue amiche, tramite i quali la 18enne ha tentato disperatamente di chiedere aiuto.
«Sono in una situazione pericolosissima», questo l’SMS che aggrava ulteriormente la già pesantissima posizione di Alberto Genovese e che smaschera definitivamente un mondo che, in realtà, sembra già fosse noto a moltissimi.

Tanti, infatti, sono stati i party organizzati nel suo appartamento di lusso a due passi dal Duomo e quello sulla 18enne, come pare emergere dagli accertamenti, sembra non essere stato l’unico episodio di abuso commesso dall’ imprenditore. Feste dove, oltre al divertimento, si consumava abitualmente droga e alcol e dove il padrone di casa era solito, secondo l’accusa, stordire con sostanze stupefacenti le vittime per eliminare qualsiasi ricordo.
«Abbiamo cercato tre volte di salvarla dalla violenza», testimoniano le amiche della ragazza che puntualmente, però, furono allontanate da un buttafuori di guardia davanti alla camera da letto, pagato da Genovese, affinché nessuno lo disturbasse. «Là dentro c’è la mia amica, deve venire via con me, devo parlarci», insistevano le ragazze. Nulla da fare. L’ordine ricevuto era stato perentorio: «Non fare entrare nessuno».
Quando le amiche della vittima decisero di andar via dall’appartamento, ormai lo stupro era già avvenuto. Per circa 24 ore la vittima è stata in balia del suo aggressore e per metà del tempo non è stata cosciente, tanto da sembrare in alcuni frangenti, come ha scritto il giudice, un corpo privo di vita. Ma anche nei momenti in cui la vittima gridava tutto il suo dissenso, non è stata ascoltata dal carnefice che ha continuato a drogarla e a violentarla.
La tattica difensiva di Genovese, volta al contenimento dei danni giudiziari, sembrerebbe quella di giustificare i suoi abusi addossando la colpa ad uso massiccio di droghe, che gli avrebbero impedito di distinguere tra bene e male. «Ogni volta che mi drogo ho allucinazioni e in tale stato non ho più la percezione del limite esatto tra legalità e illegalità. Ho bisogno di essere curato anche se mi sento una persona intimamente sana»: queste le parole di Genovese che, quindi, sembrerebbe voler imboccare la strada della parziale incapacità di intendere e volere. Secondo il gip, tuttavia, l’imprenditore deve restare in cella per evitare fughe, come aveva progettato di fare, diretto verso il Sudafrica con un jet privato.

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