Nido, maltrattamenti e abuso della professione: si indaga anche per ipotesi di violenza sessuale

11 Agosto 2026 - 21:38

Nido, maltrattamenti e abuso della professione: si indaga anche per ipotesi di violenza sessuale

Emergono nuovi e più gravi dettagli sulle indagini che hanno portato all’arresto della titolare di 42 anni e di una finta educatrice di 24 anni di un asilo nido a Muggiò, in provincia di Monza e della Brianza. Oltre ai reati di maltrattamenti aggravati ed esercizio abusivo della professione, l’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura di Monza si è allargata fino a ipotizzare anche profili di violenza sessuale.

Altre due maestre della struttura risultano attualmente iscritte nel registro degli indagati a piede libero.

Gli sviluppi dell’inchiesta e le contestazioni

L’attività investigativa, scattata in primavera dopo l’esposto di una famiglia, ha messo in luce una gestione del nido improntata a condotte vessatorie e illegali ai danni di lattanti e bimbi di età inferiore ai tre anni:

 Violenze e privazioni: Agli atti dell’indagine figurano punizioni degradanti, isolamenti, oltre al sistematico razionamento di cibo e acqua somministrati ai piccoli ospiti.

 Irregolarità professionali e assenza di titoli: La ventiquattrenne lavorava a contatto con i bambini da mesi senza aver mai conseguito la laurea o i titoli abilitativi richiesti dalla legge. La titolare risponde dell’aver impiegato consapevolezza personale privo di qualifiche.

 Sospette condotte inappropriate: Tra gli addebiti contestati alla ventiquattrenne figurano contatti e approcci del tutto impropri sui bambini, tali da aver spinto gli inquirenti ad approfondire l’ipotesi di reato per violenza sessuale aggravata.

La situazione cautelare

Entrambe le indagate si trovano attualmente agli arresti domiciliari dopo l’esecuzione della misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini PrelPreliminari. Nei prossimi giorni si terranno gli interrogatori di garanzia, durante i quali le due donne avranno la possibilità di rispondere alle accuse formulate dalla Procura.

Fonte: Repubblica

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