Il 16 settembre scorso, dopo essere venuto al mondo a Foligno, un neonato è deceduto. Era stato chiamato Pietro ma è vissuto solo poche ore. Per il decesso ora sono indagate 22 persone tra i dipendenti degli ospedali di
Foligno e quello di Perugia. La Procura del capoluogo umbro dovrà accertare se la causa del decesso è collegata alle cure ricevute. Al momento gli operatori sanitari sono stati inseriti nel registro degli indagati
con l’ipotesi di omicidio colposo e la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Stando alle prime informazioni il parto sarebbe stato caratterizzato da complicazioni e si sarebbe
concluso con l’impiego della ventosa. Nelle ore successive alla nascita sarebbero emersi segnali di malessere. Davanti al peggioramento delle condizioni cliniche, i sanitari avrebbero disposto il trasferimento
urgente nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Perugia. Il bambino sarebbe arrivato al Santa Maria della Misericordia in condizioni ormai disperate. Nonostante i tentativi effettuati dagli specialisti,
non è stato possibile salvarlo. I genitori, intenzionati a conoscere le cause della morte e a verificare la correttezza delle procedure eseguite, hanno presentato una denuncia. La Procura di Perugia ha quindi
disposto il sequestro delle cartelle cliniche conservate nei due ospedali. Gli investigatori hanno poi identificato tutti gli operatori che hanno avuto un ruolo nell’assistenza alla madre di 32 anni e al
neonato. L’esame riguarderà l’intero percorso assistenziale, a partire dalla gestione del parto nell’ospedale di Foligno. In particolare, sotto la lente d’ingrandimento ci sono i medici e
infermieri che hanno seguito la madre e poi il bambino nelle due strutture ospedaliere. Finora non sono state individuate responsabilità personali. L’avviso di garanzia è anche un atto a tutela degli stessi
operatori sanitari, dato che la Procura non può attualmente individuare eventuali responsabilità senza prima eseguire l’autopsia e ricostruire quanto accaduto, ma chiede di accertare se una condotta
differente avrebbe potuto evitare la morte del bambino con un elevato grado di credibilità razionale e probabilità logica. L’esame autoptico dovrà individuare le cause del decesso e stabilire se esista un
collegamento tra la morte e l’attività dei sanitari. Il consulente dell’autopsia dovrà verificare se, durante le fasi diagnostiche e terapeutiche, siano riscontrabili eventuali condotte caratterizzate da imperizia, imprudenza o negligenza. Fonte Tgcom24.