Nella saga videoludica Resident Evil, la multinazionale tecnologica Umbrella Corporation sviluppava all’interno dei suoi laboratori il celebre “virus T”, un agente patogeno pensato come arma militare in
grado di trasformare la popolazione in zombie. La società, riconosce che, la possibilità di sintetizzare virus attraverso l’IA possa essere sfruttato per scopi diversi, molto più pericolosi di quelli pensati da chi
partecipa a ricerche simili. L’intento di Hie, King e di tutti quelli che hanno partecipato allo studio, pubblicato il 6 agosto sulla rivista Science, non è certo quello di incentivare l’uso della tecnologia per
scatenare una guerra batteriologica. Il loro lavoro ha piuttosto l’ambizioso e nobile proposito di usare quegli stessi virus per rendere più semplici le terapie fagiche e migliorare la vita di milioni di persone.
Nei loro laboratori a Stanford gli scienziati hanno creato degli agenti patogeni sfruttando un’intelligenza artificiale addestrata sul DNA, in maniera non dissimile da come un chatbot viene allenato
usando le parole. Nello specifico si sono usati due sistemi chiamati Evo 1 ed Evo 2, istruiti attraverso la somministrazione delle sequenze genetiche di oltre due milioni di batteriofagi esistenti. Chiaramente, per
evitare che i virus prodotti potessero diventare pericolosi anche per noi e non solo per i batteri si è arbitrariamente escluso in questa fase di training qualunque codice appartenente a patogeni in grado di
infettare altre specie. Per iniziare l’intero processo si è dovuto partire dal genoma reale di un batteriofago capace di fungere da musa e modello. La scelta alla fine è caduta su Phi X-174, un virus capace di
colpire solo il batterio Escherichia coli e con alle spalle decenni di studio. Una scelta sicura insomma, senza sorprese. Partendo da lui l’IA ha quindi iniziato a trasformare le sequenze digitali in DNA tramite la sintesi
chimica, per poi procedere a inserire detto DNA nei batteri. Questi ultimi, una volta ricevute in questo modo le istruzioni necessarie, hanno quindi proceduto a eseguirle un po’ come in un episodio di
Esplorando il corpo umano. Si è proceduto a testare in questo modo alla fine circa 300 genomi, utili a produrre al termine del processo ben sedici “virus vitali”, capaci in sostanza di uccidere anche ceppi batterici
resistenti agli antibiotici. Quanto scoperto apre scenari fantascientifici, rendendo credibile un futuro in cui saremo capaci di progettare virus terapeutici su misura e quindi nuovi medicinali e vaccini.
Ma c’è anche l’ipotesi di “Resident Evil”, che qualcuno potrebbe usare certe conoscenze e determinati strumenti per scopi molto meno nobili. Fonte Tgcom24.