Proseguono gli sviluppi sul fronte della crisi mediorientale, mentre riprendono i tentativi diplomatici tra Iran e Stati Uniti. Nelle ultime ore il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che “non ci saranno pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz”, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico internazionale. Le sue parole arrivano in un momento di forte tensione nella regione, dove i timori di un blocco delle rotte marittime avevano alimentato preoccupazioni sui mercati globali.
Parallelamente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di interrompere le operazioni militari in Libano, nel tentativo di consolidare il cessate il fuoco e favorire la ripresa dei colloqui diplomatici. I raid condotti nei giorni scorsi avevano infatti rischiato di compromettere il nuovo percorso negoziale tra Washington e Teheran.
In questo contesto, Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, è arrivato in Svizzera per partecipare ai colloqui sul programma nucleare iraniano, inizialmente rinviati e ora riprogrammati a Lucerna. Nella città elvetica stanno convergendo anche le delegazioni iraniane e statunitensi, chiamate a confrontarsi su uno dei dossier più delicati della politica internazionale.
Da Teheran arrivano segnali di apertura. Il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha affermato che l’Iran è disposto a procedere “passo dopo passo” nel dialogo con gli Stati Uniti, a condizione che Washington dimostri la stessa volontà politica e che Israele rispetti gli impegni assunti nel recente memorandum d’intesa.
Non mancano tuttavia le tensioni interne alla Repubblica islamica. Alcuni esponenti dei pasdaran hanno invitato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi a non partecipare all’incontro in Svizzera, contestando le presunte violazioni del cessate il fuoco in Libano. Nonostante le resistenze, la diplomazia sembra tornare al centro della scena in una fase cruciale per la stabilità dell’intera regione.
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