Le carceri italiane vivono una crisi profonda. Tuttavia, le strutture del Lazio registrano condizioni ancora più gravi. Il garante regionale Stefano Anastasìa ha infatti presentato la sua relazione di fine mandato. Questo documento traccia un bilancio decennale del sistema penitenziario regionale. Di conseguenza, il garante evidenzia un sovraffollamento superiore alla media nazionale. Inoltre, la relazione collega questo dato all’aumento dei suicidi e degli atti di autolesionismo. Allo stesso tempo, crescono le difficoltà per il personale di carceri, Rems e Centri di permanenza per i rimpatri.
Al 30 giugno 2026 i penitenziari laziali ospitano oltre 2200 detenuti oltre la capienza regolamentare. Pertanto, il tasso di sovraffollamento raggiunge il 149 per cento. In pratica, le strutture accolgono tre detenuti ogni due posti disponibili. Perciò questo dato supera la media italiana del 139 per cento. Tra le grandi regioni, infatti, solo Lombardia e Puglia mostrano numeri peggiori. Quasi tutti gli istituti del Lazio superano i limiti consentiti, tranne poche eccezioni riservate a regimi particolari. Addirittura sette strutture superano la già alta media regionale.
Latina tocca il picco più alto con un tasso del 208 per cento. Tuttavia, la struttura si divide in due sezioni distinte. La sezione femminile di alta sicurezza non presenta affollamento. Invece, la sezione maschile di media sicurezza sfiora il 300 per cento. Di conseguenza, tre persone occupano lo spazio riservato a una sola persona. Subito dopo Latina si piazzano Regina Coeli, Civitavecchia, Cassino, Rieti e Viterbo. Inoltre, le carenze strutturali e la mancata manutenzione rendono inutilizzabili oltre 600 alloggiamenti in tutta la regione. Per esempio, la seconda rotonda di Regina Coeli ha subito il crollo di una volta lo scorso ottobre.
Il sovraffollamento blocca le attività quotidiane e annulla le visite mediche o psicologiche. Infatti, le amministrazioni pubbliche calcolano il personale solo sulla capienza regolamentare. Perciò gli istituti applicano il regime di celle chiuse. I reclusi restano quindi chiusi in stanza per quasi tutto il giorno, tranne durante le ore d’aria. Inoltre, le persone condividono spazi ridotti oltre ogni limite tollerabile. Di conseguenza, la Convenzione Europea dei Diritti Umani qualifica questo trattamento come inumano e degradante.
Il sistema perde così la sua funzione rieducativa. Di conseguenza, i detenuti accumulano nuovi reati proprio dentro le mura. Questa tensione provoca continui episodi drammatici. Nel 2025, infatti, la regione ha registrato 1.177 atti di autolesionismo e 8 suicidi consumati. Allo stesso tempo, gli agenti e i compagni di cella hanno sventato 224 tentativi di suicidio. Pertanto, lo stato di sofferenza interna cresce ogni giorno di più.
L’istituto minorile di Casal del Marmo mostra problemi simili. Infatti, dall’autunno scorso undici guardie risultano indagate per falso, lesioni e torture ai danni dei giovani reclusi. Inoltre, il garante sottolinea il peso negativo di un clima di scontro diffuso nel Paese. Di conseguenza, la società considera intollerabili le devianze dei ragazzi.
I Centri di permanenza per i rimpatri presentano gravi criticità. Per esempio, il centro di Ponte Galeria offre solo strutture di ferro e cemento, pasti scotti e tensioni continue. Nel corso dell’anno la struttura ha registrato 36 eventi critici e 23 atti anticonservativi. Inoltre, resta aperto il problema delle valutazioni sulla compatibilità sanitaria con la detenzione, come dimostra il suicidio di Ousmane Sylla nel 2024. Ciononostante, la Prefettura nega l’apertura di uno sportello del garante, anche se Medici senza frontiere e l’Università Roma Tre garantiscono un servizio di ascolto. Infine, le autorità discutono ancora la competenza giuridica sul Cpr di Gjader.
Infine, le Rems mostrano un quadro più positivo grazie alla dedizione del personale. Le cinque strutture del Lazio ospitano attualmente 71 persone su 86 posti disponibili. Infatti, gli operatori creano percorsi reali di recupero e integrazione. Tuttavia, i problemi principali arrivano dall’esterno, a causa della forte domanda di internamento e di un servizio di salute mentale fragile.
Fonte: Fanpage