Negli ultimi giorni di febbraio, allo stadio Marcantonio Bentegodi, va in scena una partita che per il Napoli vale tantissimo. Contro l’Hellas Verona non è solo una gara di campionato: è uno snodo decisivo per la corsa Champions. Lo Scudetto ormai sembra un miraggio, ma mollare del tutto sarebbe un errore. Bisogna crederci, almeno fino a quando la matematica non dirà altro. E soprattutto bisogna portare a casa punti pesanti.
Il Napoli parte forte, con l’atteggiamento di chi sa di non poter sbagliare. E infatti il vantaggio arriva presto, con un gol bellissimo di Rasmus Højlund. Colpo di testa praticamente dal limite dell’area, potente, angolatissimo, piazzato sul palo lontano dove Montipò non può mai arrivare. Una giocata da attaccante vero: stacco deciso, scelta intelligente, palla messa proprio dove il portiere non può farci nulla. È 1-0 Napoli, e sembra tutto in controllo.
Ma il Verona non è una squadra che si arrende, anche se la classifica dice ultimo posto. È un gruppo compatto, pieno di giocatori magari poco conosciuti al grande pubblico, ma che lottano su ogni pallone. Dopo il gol, il Napoli non riesce a creare chissà quante occasioni per chiuderla. A parte qualche bel duello tra Bella Kotchap e Højlund, non succede moltissimo. Poche occasioni da una parte e dall’altra, ritmi non altissimi. Il primo tempo si chiude sull’1-0, con la sensazione che il Napoli avrebbe potuto, e forse dovuto, fare qualcosa in più.
E infatti, quando non la chiudi, il rischio è sempre dietro l’angolo.
L’episodio che cambia tutto nasce da un calcio d’angolo per il Verona. Corner che arriva dopo un fallo piuttosto evidente di Bowie, attaccante scozzese arrivato a gennaio dall’Hibernian, su Buongiorno. Spinta chiara, ma l’arbitro aveva lasciato correre per tutta la partita e lo fa anche in questa occasione.
Dalla bandierina, la palla arriva al limite: coordinazione perfetta, tiro al volo pulito di Akpa Akpro. E lì succede qualcosa di quasi surreale: Højlund, nel tentativo di intervenire, devia di tacco e beffa il suo portiere. È 1-1. Una beffa, perché fino a quel momento il Verona non aveva creato chissà quali pericoli.
La partita sembra incanalarsi verso un pareggio un po’ grigio. Il Napoli non brilla, e anzi rischia anche qualcosa in ripartenza, soprattutto dopo alcuni cambi che sbilanciano la squadra. Esce Lobotka, entra Gilmour, e il centrocampo perde un po’ di equilibrio. Il Verona ha diverse occasioni per colpire, in particolare quando Meret sbaglia un’uscita e Bowie si ritrova una chance enorme, ma non riesce a concretizzare.
Poi arriva la svolta. Dentro Lukaku, si passa a un attacco più pesante, quasi un 3-5-2 con due riferimenti forti davanti. Nonostante qualche rischio in più dietro, la partita cambia. Fuori Alisson Santos, dentro forze fresche, e il Napoli decide di provarla a vincere davvero.
Al 95’, praticamente al 90’ e 48”, arriva il momento decisivo. Calcio d’angolo per il Napoli. Batte corto Giovane, poi la palla torna a lui: cross col sinistro, leggermente deviato. In area piccola c’è Lukaku, che con il mancino la mette dentro. Montipò forse poteva fare qualcosa in più, perché il pallone non è imprendibile, ma intanto è 2-1.
Esplode la panchina, esplode il settore ospiti. Partita portata a casa. Tre punti fondamentali.
Non è stata una gara brillante, va detto. Il Napoli ha i giocatori contati, si vede. Si aspetta il rientro di Anguissa e magari di De Bruyne, ma nel frattempo il ritorno di Lukaku ha già cambiato le cose. A volte non serve dominare: serve colpire al momento giusto.
Il Verona sprofonda ancora in classifica, mentre il Napoli resta aggrappato al treno Champions. Doveva vincere, e l’ha fatto. Anche soffrendo. Anche senza spettacolo. Ma a questo punto della stagione conta solo una cosa: i tre punti.