Al Maradona arriva un Torino in fiducia. Dopo le sanzioni a Baroni e il cambio in panchina, l’arrivo di Roberto D’Aversa ha dato subito una scossa: all’esordio è arrivata una vittoria per 2-0, con i gol dei due attaccanti Simeone e Zapata. Insomma, i granata arrivano a Napoli con una buona inerzia e con la sensazione di poter dare fastidio.
Il Napoli invece continua a fare i conti con una rosa rimaneggiata. In difesa si rivede ancora l’assenza di Beukema, e così Conte deve affidarsi alla linea composta da mancini: Olivera, Juan Jesus e Buongiorno. Il resto della squadra è più o meno quello visto nelle ultime settimane: Politano adattato praticamente a esterno di centrocampo, tanta corsa sulle fasce e davanti il solito tridente con Alisson, Højlund e Vergara.
E proprio lì davanti arrivano i pericoli maggiori.
Tutti quelli che si muovono sotto la punta, da Spinazzola a Vergara, passando per Politano, sono rapidissimi, imprevedibili e difficili da leggere. Ma quello più ispirato di tutti è senza dubbio Alisson Santos. È lui che chiede più palloni, che prova più giocate, che accelera sempre quando c’è spazio. Si vede chiaramente che è in grande forma: uno di quei giocatori che arrivano e danno subito la sensazione di poter spaccare la Serie A.
Vergara forse è il meno brillante della serata, ma resta comunque preziosissimo, soprattutto nelle combinazioni con Højlund. I due si cercano spesso e le sponde funzionano quasi sempre alla perfezione.
Il Napoli crea, insiste, spinge. E alla fine la partita la sblocca proprio Alisson.
Prima ci aveva già provato con un tiro debole, facile per Paleari. Poi però arriva l’azione giusta: calcio d’angolo battuto corto, palla che torna ad Alisson, doppio passo secco e destro dal limite sul primo palo. Conclusione potente, Paleari un po’ in ritardo, e la palla entra. È 1-0 Napoli.
Il portiere granata pochi minuti prima si era superato con una parata incredibile su Olivera, ma su questa conclusione non riesce a opporsi. Anche se, a dire il vero, forse poteva fare qualcosa in più.
Con il vantaggio in tasca il Napoli inizia a giocare con più leggerezza. Gestisce il pallone, fa girare la squadra, accumula passaggi su passaggi, praticamente il doppio rispetto al Torino, con una precisione davvero impressionante.
In mezzo al campo Gilmour non è Lobotka, ma ha caratteristiche diverse e si vede. Lo scozzese verticalizza molto di più, cerca subito la giocata in avanti e dà un ritmo diverso alla manovra.
Buona anche la prova di Elmas. Non è un mistero che il macedone renda di più quando gioca qualche metro più avanti, e infatti le sue qualità emergono proprio quando può muoversi vicino alla trequarti.
E il momento chiave arriva proprio quando cambia la struttura della squadra.
Vergara esce per un leggero fastidio e al suo posto entra Zambo Anguissa, al rientro dopo tre mesi e mezzo. Un ritorno importantissimo: ha avuto seri problemi alla schiena e sulle sue condizioni si era detto davvero di tutto. Si vede chiaramente che non è ancora al meglio, forse al 15% della sua condizione, ma il suo ingresso permette a Elmas di avanzare.
Ed è proprio lì che nasce il secondo gol.
Cross in mezzo, Politano sorprende Lazaro e riesce addirittura a colpire di testa. La palla resta viva in area e arriva a Elmas che, con una specie di sforbiciata volante, senza nemmeno cadere, la spedisce all’angolino opposto rispetto a Paleari. Un gesto tecnico bellissimo.
È 2-0.
Elmas esulta tantissimo, nonostante sia l’ex della partita. Corre verso la panchina, abbraccia Stellini, il secondo di Conte, e festeggia con tutta la squadra. È felice per il gol, ma anche per una prestazione davvero solida.
Poi arriva il momento che tutto il Maradona stava aspettando.
Il pubblico si alza in piedi, lo stadio applaude, l’atmosfera cambia completamente. Dopo quattro mesi torna in campo Kevin De Bruyne. Dall’ultima partita contro l’Inter non si era più visto, e il suo ingresso al posto di Alisson Santos è accompagnato da una standing ovation per entrambi.
Perché da una parte esce il protagonista della partita, dall’altra entra una leggenda vivente del calcio. Uno dei più grandi centrocampisti della storia, probabilmente il migliore mai visto in Premier League.
E De Bruyne entra in campo come se non fosse mai stato via. Determinato, aggressivo, recupera palloni, guida la squadra. Sembra subito in forma smagliante.
Poco dopo rientra anche Lukaku. Per la prima volta Conte può permettersi di avere insieme in campo De Bruyne e Lukaku, addirittura con Højlund che lascia il posto al belga. Un Napoli che finalmente torna ad avere tanti pezzi importanti.
Ma quando sembra tutto sotto controllo, il Torino riesce a riaprirla.
Calcio d’angolo, mischia in area, e tra mille rimpalli spunta il colpo di testa di Casadei, appena entrato. Palla in rete: 2-1.
Nel finale il Napoli soffre un po’, ma riesce a reggere. Anche grazie a De Bruyne, che si prende il centrocampo con una qualità e una personalità incredibili.
Ed è proprio questo il segnale più bello della serata.
Il Napoli vince, convince a tratti e soprattutto ritrova i suoi campioni. De Bruyne di nuovo in campo, Lukaku pronto a dare peso all’attacco, Anguissa di ritorno dopo mesi difficili.
Il Maradona applaude, la squadra porta a casa altri tre punti e l’entusiasmo cresce.
Perché quando tornano i grandi giocatori… il calcio diventa subito un po’ più bello. E questo Napoli, piano piano, sta tornando davvero completo.