Una donna, macellaia in un supermercato, aveva lavorato con una retribuzione inferiore rispetto ai minimi contrattuali. Il giudice del lavoro le aveva riconosciuto sei anni di arretrati, stabilendo 130mila euro di
risarcimento. Peccato che sia poi stata costretta da un clan a pagare il pizzo sul rimborso, rimanendo con circa 37mila euro in tasca. È quanto accaduto a Napoli, dove l’indagine della Direzione distrettuale
antimafia (Dda) e dei Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta ha portato all’arresto di 23 persone (19 in carcere e quattro ai domiciliari). La donna, secondo quanto hanno ricostruito gli
investigatori dell’Arma, si era rivolta al giudice del lavoro per vedersi riconosciuta una giusta retribuzione, avendo percepito tra il 2013 e il 2019 uno stipendio mensile più basso rispetto ai minimi contrattuali.
Nel blitz i Carabinieri del Ros hanno eseguito anche il sequestro preventivo dei compendi di due aziende per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. Sono stati sequestrati rami d’azienda per 40
milioni di euro e il riciclaggio avveniva tramite personaggi che si trovavano a Tenerife e a Dubai”. Sul territorio casertano, sono state documentate minacce con colpi arma da fuoco nei confronti di soggetti
affinché avvenisse la vendita di alcuni terreni, o dei dipendenti di un supermercato che avevano vinto una causa civile per una vertenza sul lavoro, che dovevano prendere 120mila euro e gliene sono stati dati 37mila”.
Nel corso dell’indagine sono state poi arrestate, su provvedimenti delle Autorità Giudiziarie competenti, altre nove persone, a cui si aggiungono altri due colte in flagrante. Sono state sottoposte a sequestro
quattro pistole, una mitraglietta “Skorpion”, un fucile a canne mozze, circa 600 cartucce di vario calibro, nonché circa 11 kg di sostanza stupefacente di vario tipo. Si tratta, per il momento, di misure cautelari disposte in sede di indagini preliminari. Fonte Tgcom24.