La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad aggravarsi, con un bilancio che supera ormai i 3.400 morti dall’inizio del conflitto. Nella giornata di oggi, domenica 19 aprile, nuovi sviluppi sul campo e sul piano diplomatico confermano un’escalation che coinvolge l’intera regione mediorientale.
Il punto più critico resta lo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo è stato completamente bloccato. Dopo gli spari contro due navi commerciali avvenuti ieri, le principali rotte sono state abbandonate: secondo dati di monitoraggio navale, molte imbarcazioni si sono ritirate verso aree più sicure nel Golfo Persico o nel Golfo di Oman.
I Pasdaran hanno confermato la chiusura dello stretto, lanciando un avvertimento esplicito: qualsiasi nave che tenterà di avvicinarsi sarà considerata un obiettivo militare. La decisione arriva come risposta diretta al blocco dei porti imposto da Washington.
Sul fronte politico, l’ex presidente Donald Trump ha accusato Teheran di voler usare la crisi come leva: “Vogliono ricattarci”, ha dichiarato, alimentando ulteriormente il clima di tensione.
Nonostante ciò, si intravede uno spiraglio diplomatico. A Islamabad sono attesi nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran, probabilmente entro venerdì. Fonti della sicurezza pakistana riferiscono di movimenti significativi: l’arrivo di aerei militari americani e l’evacuazione di strutture chiave come gli hotel Serena e Marriott indicano preparativi per negoziati ad alto livello. Il primo incontro si era già svolto l’11 aprile.
Da Teheran, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato di “progressi”, pur sottolineando che un accordo resta ancora lontano.
Intanto, anche il Libano torna a essere teatro di scontri. La tregua è stata violata con un attacco attribuito a Hezbollah, che però nega ogni responsabilità. Nell’episodio è morto un soldato francese della missione ONU UNIFIL, mentre altri tre sono rimasti feriti.
Il quadro complessivo resta estremamente instabile: tra escalation militare, blocchi strategici e tentativi di negoziazione, il conflitto rischia di allargarsi ulteriormente, con ripercussioni globali soprattutto sul piano economico ed energetico.
Fonte: Fanpage.it