Famiglia nel bosco, bambina ricoverata: nessuno avrebbe avvisato la madre

6 Maggio 2026 - 19:38

Famiglia nel bosco, bambina ricoverata: nessuno avrebbe avvisato la madre

La figlia più piccola della famiglia nel bosco si trova ora in ospedale. La bambina ha solo 7 anni e soffre di una forte crisi respiratoria. I medici l’hanno ricoverata d’urgenza la scorsa domenica sera. In passato la piccola aveva già sofferto di bronchite cronica. Tuttavia, questa è la sua prima degenza senza la presenza costante dei genitori. La bambina resterà nella struttura sanitaria per almeno una settimana intera. Questo ricovero preventivo ha scatenato un nuovo scontro legale e umano.

Il malore è iniziato mentre la bambina si trovava nella casa famiglia. Gli educatori hanno notato subito il peggioramento delle sue condizioni di salute. Per questo motivo hanno deciso il trasporto immediato in pronto soccorso. Nathan e Catherine hanno vissuto ore di totale incertezza e silenzio. Gli operatori hanno provato a chiamare Nathan verso le ore 22. Il suo cellulare però risultava spento in quel preciso momento. Nessun operatore ha pensato di contattare Catherine sul suo numero personale.

I genitori hanno scoperto il ricovero della figlia solo il giorno successivo. Lo psichiatra Tonino Cantelmi critica duramente questa mancanza di comunicazione tempestiva. Secondo lui, i servizi sociali preferiscono dialogare esclusivamente con il padre. Al contrario, gli assistenti sociali muovono spesso contestazioni pesanti verso la madre. I giudici hanno già allontanato Catherine dai suoi tre figli piccoli. La Corte d’Appello ha persino negato il ricongiungimento tra madre e figli. Nathan e Catherine chiedono ora di restare soli con la bambina.

Attualmente, le educatrici della casa famiglia vegliano sulla piccola in reparto. La Garante per l’Infanzia dell’Abruzzo conferma le visite regolari dei genitori. Tuttavia, Nathan e Catherine non godono di alcuna intimità con la figlia. Un’operatrice sorveglia costantemente ogni loro gesto e ogni loro parola. I genitori vorrebbero invece trascorrere tempo libero da controlli esterni. L’ospedale applica rigidamente le vecchie prescrizioni del Tribunale per i minorenni. Pertanto, la tutrice legale mantiene ogni potere decisionale sulla salute della bambina.

L’Autorità nazionale per l’Infanzia interviene con fermezza su questo caso specifico. Il diritto internazionale garantisce ai genitori la presenza durante la degenza. Marina Terragni sottolinea l’importanza fondamentale della vicinanza materna e paterna. La separazione forzata complica infatti la gestione delle cure mediche necessarie. Un bambino ospedalizzato soffre molto per l’assenza delle figure di riferimento. Inoltre, i genitori aiutano i medici nella somministrazione dei pasti caldi. Essi calmano l’irrequietezza tipica dei piccoli pazienti spaventati dal contesto ospedaliero.

Il consulente tecnico Tonino Cantelmi lamenta una profonda insensibilità istituzionale. Lo psichiatra ha chiesto ufficialmente di parlare con la primaria del reparto. Gli avvocati attendono ancora un’autorizzazione formale da parte della tutrice nominata. Cantelmi desidera conoscere nel dettaglio il percorso clinico della bambina ricoverata. Egli ribadisce che Nathan e Catherine non sono affatto persone pericolose. La perizia li definisce infatti soggetti sani di mente e non abusanti. Eppure, la burocrazia sembra ignorare questi dati clinici rassicuranti.

Tutta la famiglia attende ora la perizia della consulente del Tribunale. Questo documento stabilirà il destino dei tre figli della coppia anglo-australiana. La decisione dirà se i bambini potranno tornare a vivere nella loro casa. Nel frattempo, la piccola paziente resta sola con le educatrici della struttura. La Garante Nazionale per l’Infanzia esige il pieno rispetto dei diritti umani. Ogni genitore ha il diritto di essere informato tempestivamente sulle emergenze mediche. Catherine aveva il cellulare acceso ma nessuno l’ha chiamata domenica notte.

La relazione tra genitore e bambino costituisce una parte integrante della cura. La nota ufficiale dell’Autorità chiede un accesso illimitato per i familiari. Il buon senso suggerisce la preziosità del sostegno materno nelle difficoltà. La vicinanza dei genitori riduce infatti lo stress emotivo della piccola malata. Gli esperti si augurano una risoluzione rapida per il bene della piccola B. La continuità affettiva deve superare le barriere dei procedimenti giudiziari in corso. La salute di una bambina di 7 anni richiede infatti umanità.

Fonte; Fanpage