La Corte d’Appello ha condannato tre appartenenti all’Arma dei Carabinieri nell’ambito di un processo riguardante la presunta sottrazione di sostanze stupefacenti da un carico sequestrato durante un’importante operazione antidroga. I tre militari, che in primo grado erano stati assolti, sono stati riconosciuti colpevoli in secondo grado e condannati a pene detentive comprese tra nove e quattordici anni di reclusione.
Secondo quanto stabilito dai giudici della IV sezione penale, due degli imputati dovranno scontare una pena di nove anni di carcere, mentre il terzo è stato condannato a quattordici anni. La Procura generale aveva chiesto condanne ancora più severe, rispettivamente di quattordici, quattordici e diciotto anni di reclusione.
La vicenda giudiziaria riguarda l’accusa di aver sottratto 66 chilogrammi di sostanza stupefacente da un mezzo pesante posto sotto sequestro nel corso di un’operazione eseguita nel gennaio del 2019. Secondo l’impianto accusatorio, parte della droga sarebbe stata successivamente consegnata a un collaboratore di giustizia in cambio di informazioni utili alle attività investigative e ad altre operazioni di polizia.
I giudici d’appello hanno tuttavia escluso la sussistenza dell’aggravante mafiosa contestata inizialmente dall’accusa.
La decisione rappresenta un ribaltamento rispetto al giudizio di primo grado, conclusosi nel luglio del 2023 con l’assoluzione di tutti gli imputati da parte del Tribunale competente.
La difesa ha definito la sentenza inattesa, sottolineando come nel corso del dibattimento fossero emersi elementi ritenuti favorevoli agli imputati. I legali hanno già annunciato il ricorso in Cassazione, con l’obiettivo di ottenere una revisione della decisione emessa in appello.
Fonte: IlMattino