DIVORZI, cambia tutto: dall’ ASSEGNO DI MANTENIMENTO al domicilio dei figli. LA NUOVA LEGGE

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3 anni fa - 10 Settembre 2018

DIVORZI, cambia tutto: dall’ ASSEGNO DI MANTENIMENTO al domicilio dei figli. LA NUOVA LEGGE

Si ispira al principio della “bigenitorialità perfetta” e riscrive la legge del 2006 sull’affido condiviso dei figli a seguito di separazioni e divorzi. Il disegno di legge, voluto fortemente dalle associazioni dei padri separati e firmato dal leghista Simone Pillon, inizia il suo iter parlamentare in commissione Giustizia del Senato. Il testo, che già ha fatto ampiamente discutere, cancella l’assegno di mantenimento, prevede il doppio domicilio per il minore e introduce l’obbligo della figura del mediatore familiare.

La legge

Basta ai “papà ridotti a padri-bancomat o a genitori della domenica”. Così il leghista Pillon si fa portavoce dei diritti dei padri separati e cerca di garantire, con la sua proposta, maggiore parità dei genitori a seguito di separazione o divorzio. Il ddl, così come spiegato nella relazione di accompagnamento, introdurrebbe alcune rilevanti modifiche volte a rimettere “al centro” delle decisioni per i figli “la famiglia e i genitori”. Ma se tra le due parti non c’è accordo sarà il giudice a decidere, e allora niente assegno di mantenimento al genitore “collocatario” (nella maggioranza dei casi la madre) a cui l’altro genitore – così come prevede oggi la legge – passa ogni mese una cifra stabilita per il mantenimento dei figli. Sia alla mamma che al papà spetterà metà del sostentamento della prole. Le statistiche dicono che nel nostro Paese l’occupazione femminile non supera il 49% con forti sbilanciamenti tra Nord e Sud e, quasi sempre, il ritiro o la perdita del lavoro di una donna coincide con la nascita del primo figlio. L’assegno di mantenimento sparisce perché i figli avranno due case, doppio domicilio e tempo, equamente diviso, tra mamma e papà. Ciò significa che – a meno che i genitori non si accordino diversamente, e non ci sia nessun pericolo per la salute del bambino – i figli dovranno trascorrere non meno di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti, sia con la madre che con il padre. In questo modo si garantisce, secondo il ddl, un rapporto equilibrato e continuativo con entrambe le figure genitoriali. Se da un lato i bambini, forse, non soffrirebbero la mancanza di nessuno dei genitori perché li vedrebbero in egual misura, dall’altro la proposta di legge non ha tenuto conto degli effetti, soprattutto sui minori, di una vita in continuo movimento, “sballottati” da un’abitazione all’altra. (Tgcom24)

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