La storia di Lilian Smart, la bambina di 8 anni morta in Louisiana dopo aver contratto la Naegleria fowleri, ha riacceso l’attenzione sull’ameba comunemente chiamata “mangia-cervelli”. Si tratta di un organismo microscopico, grande circa 20 micrometri, capace di provocare la meningoencefalite amebica primaria (PAM), una rara infezione del sistema nervoso centrale con una mortalità che si avvicina al 90%.
Lilian sarebbe entrata in contatto con l’ameba dopo aver nuotato nel lago Caliborne, un bacino artificiale situato nel nord della Louisiana. I primi sintomi possono essere facilmente confusi con quelli di altre malattie: febbre, nausea, vomito e forte mal di testa. L’infezione può però evolvere rapidamente. La bambina è stata ricoverata il 15 agosto ed è morta quattro giorni dopo, poco dopo aver festeggiato il suo ottavo compleanno.
La Naegleria fowleri vive soprattutto nelle acque dolci e calde, come laghi, fiumi, pozze e bacini artificiali. Può proliferare quando la temperatura dell’acqua raggiunge livelli elevati, arrivando a sopravvivere anche intorno ai 42 gradi. L’infezione avviene quando l’acqua contaminata entra nel naso: l’ameba può quindi raggiungere il cervello attraverso le vie nasali. Non si tratta invece di un’infezione trasmessa bevendo l’acqua.
Anche l’Italia ha registrato un caso documentato. La vicenda risale al 2003, quando un bambino di 9 anni fu ricoverato all’ospedale di Este, in provincia di Padova, con febbre e cefalea. Dieci giorni prima della comparsa dei sintomi aveva giocato in una pozza d’acqua balneabile nei pressi del fiume Po. Il caso fu successivamente descritto in uno studio scientifico pubblicato nell’ottobre del 2004.
I ricercatori avevano già lanciato un avvertimento: l’aumento delle temperature potrebbe creare condizioni sempre più favorevoli alla diffusione dell’ameba, rendendo possibile la comparsa di nuovi casi anche nel nostro Paese.
fonte: fanpage
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