Le insegnanti assunte tramite MAD, la cosiddetta “messa a disposizione”, denunciano condizioni di lavoro sempre più difficili e il rischio concreto di restare escluse dal sistema scolastico comunale nonostante anni di esperienza accumulata nelle aule.
A raccontare la situazione è Francesca, 49 anni, che lavora nel settore scolastico da oltre un decennio. Dopo aver iniziato come assistente educativa, nel 2020 si è iscritta alle liste MAD, ricevendo incarichi quotidiani nelle scuole dell’infanzia. Secondo il suo racconto, però, negli ultimi mesi qualcosa sarebbe cambiato improvvisamente: le chiamate si sarebbero interrotte senza spiegazioni chiare.
Tra i punti più contestati ci sarebbero le regole sulle indisponibilità e sulle assenze. Le lavoratrici denunciano l’obbligo di presentare certificati medici anche in assenza di un contratto stabile, pena il rischio di essere penalizzate nelle graduatorie e ricevere meno convocazioni. Una situazione che, secondo molte insegnanti, avrebbe creato forti difficoltà pratiche e professionali.
Francesca racconta di aver scoperto soltanto dopo varie richieste che il proprio titolo risultava “sospeso”, circostanza che avrebbe compromesso la possibilità di continuare a lavorare con continuità. Nel frattempo, per non restare senza occupazione, ha risposto a un interpello statale riuscendo a ottenere un incarico come insegnante di sostegno.
Sul tema si sono mossi anche i sindacati, che hanno organizzato proteste e incontri con l’amministrazione per chiedere maggiori tutele al personale precario. Tra le ipotesi discusse ci sarebbero nuove graduatorie e sistemi centralizzati per le convocazioni.
Molte lavoratrici, alcune costrette a spostarsi ogni giorno da altre province o regioni, chiedono ora maggiore stabilità e il riconoscimento dell’esperienza maturata negli anni nelle scuole comunali.
Fonte: Fanpage.it