Chef condannato per discriminazione, “Cerco cuochi, no comunisti né gay”

29 Aprile 2026 - 8:33

Chef condannato per discriminazione, “Cerco cuochi, no comunisti né gay”

E’ stato condannato per discriminazione Lo chef Paolo Cappuccio, che lo scorso luglio aveva postato su Facebook un annuncio di lavoro che aveva sollevato un polverone di critiche perché omofobo.

Aveva scritto di cercare cuochi ma erano esclusi: comunisti/fancazzisti, Master chef del c*** e affini e persone con problematiche di orientamento sessuale. Il cuoco, in alcune interviste successive,

aveva ribadito chiaramente la sua posizione e i prerequisiti per entrare a far parte della sua “brigata” nella cucina di un importante hotel in Val di Fassa. Era inizio luglio 2025 quando un post su Facebook dello chef

Paolo Cappuccio era diventato virale. “Seleziono chef con brigata per hotel 4 stelle in Trentino. Da dicembre a fine marzo”, si leggeva. “Evitate di farmi perdere tempo. Sono esclusi comunisti /fancazzisti. Master

chef del c*** ed affini. Persone con problematiche di alcol, droghe e di orientamento sessuale. Quindi se eventualmente resta qualche soggetto più o meno normale… Persone referenziate se

rimangono ben volentieri”. Nei giorni successivi, in diretta su programmi radiofonici e su quotidiani di respiro nazionale, aveva precisato di non volersi riferire agli omosessuali ma alle persone

“attratte dai minori”. Aveva però detto che “atteggiamenti eccessivamente effeminati guastano l’ordine della brigata”. E, oltre ad aver confessato di essersi tatuato la svastica e Benito Mussolini, aveva confermato la sua

visione dei comunisti: “Hanno sempre bisogno di qualcosa in più che gli altri non hanno, fanno i comizi, chiedono quante ore facciamo, la domenica vogliono essere pagati il doppio”. Quella di luglio 2025 non è

la prima uscita discutibile di Paolo Cappuccio. Il 15 giugno 2020, lo chef aveva pubblicato un altro annuncio di lavoro su Facebook, che escludeva esplicitamente “vagabondi senza fissa dimora”,

“gente con problemi”, “alcolizzati”, “drogati e affini”. Cappuccio dovrà risarcire la Cgil del Trentino con la cifra di 6mila euro, oltre che pagare le spese legali e pubblicare la sentenza su un quotidiano nazionale. Fonte Tgcom24.