Nuovo sviluppo giudiziario nell’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich, la 63enne triestina scomparsa il 14 dicembre 2021 e rinvenuta priva di vita il 5 gennaio 2022 all’interno di due sacchi neri nell’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. La pubblico ministero Ilaria Iozzi ha depositato formale richiesta alla giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante per assumere tramite incidente probatorio la testimonianza di Silvia Radin, cugina della vittima, cristallizzando così le sue dichiarazioni a fini processuali.
Il procedimento penale — che dopo la perizia medico-legale svolta dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha virato definitivamente dall’ipotesi iniziale di suicidio a quella di omicidio — vede attualmente indagato il marito della donna, Sebastiano Visintin. La necessità di blindare la deposizione testimoniale si inserisce in un quadro temporale logorato da lunghi rinvii: nel febbraio 2026 è infatti venuto a mancare l’amico della vittima Claudio Sterpin, testimone chiave che aveva sempre sostenuto la pista del delitto, mentre il deposito degli esiti peritali sui reperti fondamentali (tra cui sacchi, indumenti e coltelli) è stato posticipato all’8 ottobre.
Raggiunta da Fanpage.it, Silvia Radin ha espresso forte disillusione rispetto ai tempi della giustizia italiana a quasi cinque anni dai fatti, dichiarando tuttavia la totale disponibilità a essere ascoltata:
Ha ribadito la determinazione a rispondere a ogni domanda dei magistrati per ricostruire il vissuto della cugina, con l’auspicio che l’audizione acceleri l’eventuale approdo a un processo;
Ha denunciato l’amarezza condivisa con il fratello della vittima, Sergio Resinovich, per i continui slittamenti investigativi e il peso dell’età che avanza tra le persone informate sui fatti;
Ha chiuso a qualsiasi contatto con l’indagato Visintin, accusandolo di incongruenze, falsità e tentativi di depistaggio messi in atto fin dalle prime fasi della scomparsa.
Fonte: Fanpage.it