Cambia sesso e nome, il Ministero va in tilt burocratico: il Tribunale dà ragione al prof

17 Luglio 2026 - 14:33

Cambia sesso e nome, il Ministero va in tilt burocratico: il Tribunale dà ragione al prof

Un incredibile cortocircuito amministrativo ha privato per tre anni un insegnante della provincia di Ravenna della “Carta del Docente”, il bonus statale riservato all’aggiornamento professionale. A sbloccare la situazione è stato il Tribunale di Ravenna, che ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) all’immediata erogazione delle somme arretrate e al pagamento di circa 3.000 euro di spese legali.

Il blocco anagrafico della pubblica amministrazione

Il caso, sollevato dal Corriere della Sera, nasce a seguito del percorso di transizione intrapreso dal docente. Nel 2024, il Tribunale di Pescara aveva formalmente disposto la rettifica del sesso anagrafico e il mutamento del nome da femminile a maschile.

Al momento di aggiornare la propria posizione sulla piattaforma ministeriale per ottenere il bonus, il sistema informatico e lo stato matricolare del Ministero sono andati in tilt:

 La motivazione del rifiuto: Il Ministero ha respinto le domande del docente sostenendo che “dallo stato matricolare non risulta che abbia prestato servizio negli anni scolastici tra il 2024 e il 2025”.

 L’errore burocratico: I funzionari ministeriali non avevano collegato i contratti stipulati prima del 2024 (registrati con il vecchio nome al femminile) con quelli successivi alla sentenza (registrati al maschile), trattandoli erroneamente come se appartenessero a due persone distinte.

La decisione del Giudice del Lavoro

Il giudice del Lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Savino, ha accolto pienamente il ricorso del docente, evidenziando come l’identità della persona non fosse affatto in discussione e che i contratti a tempo determinato (supplenze annuali fino al 30 giugno) davano pieno diritto all’agevolazione.

La sentenza ha chiarito che il mancato accesso al portale è dipeso esclusivamente da un’inadeguatezza burocratica dell’amministrazione centrale e non da una mancanza del lavoratore, che aveva seguito tutti i passaggi di legge. Il docente riceverà così l’accredito dei 383 euro annui previsti dalla Carta del Docente per tutte le annualità che gli erano state ingiustamente negate per l’acquisto di libri, hardware, corsi di formazione o biglietti culturali.

Fonte: Fanpage.it

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