Anna ha subito l’amputazione di braccia e gambe per diagnosi errata: “il risarcimento non è un capriccio ma mi permetterebbe di comprare protesi durature”

28 Febbraio 2023 - 14:52

Anna ha subito l’amputazione di braccia e gambe per diagnosi errata: “il risarcimento non è un capriccio ma mi permetterebbe di comprare protesi durature”

Anna Leonori, una donna di Terni, ha deciso di intraprendere una lunga battaglia legale contro gli ospedali e l’Azienda Sanitaria Locale che l’hanno curata in passato. Anna ha subito una diagnosi sbagliata che le ha fatto perdere gambe e braccia, e ora chiede un risarcimento monetario per poter condurre una vita più vicina alla normalità grazie a protesi speciali che le ha consigliato anche la campionessa sportiva Bebe Vio.

La battaglia legale

Anna non è sola in questa battaglia, infatti, rappresentanti degli ospedali Santa Maria di Terni, Regina Elena di Roma e dell’Ausl Romagna, dove Anna è stata in cura, dovranno affrontarla in tribunale. Tutto ora è nelle mani dei periti, come disposto dal tribunale civile nell’ambito dell’accertamento tecnico preventivo.

La conclusione del lavoro dei periti è prevista per giugno, ma Anna è pronta ad affrontare il processo, se necessario, per difendere i suoi diritti.

Il calvario

Anna ha dovuto attraversare un calvario dal 2014, quando le è stato diagnosticato un tumore maligno che richiedeva un intervento estremamente invasivo. Dopo l’operazione a Roma, in cui le sono state asportate l’utero, le ovaie, 40 linfonodi e la vescica sostituita con una ortotopica, Anna ha vissuto anni di dolore e sofferenza con infezioni e ricoveri. Nel 2017, infine, una peritonite acuta generalizzata causata dalla perforazione della neo-vescica l’ha portata in coma per un mese e mezzo, ma soprattutto all’amputazione di gambe e braccia.

Dopo aver imparato di nuovo a muoversi, prima in sedia a rotelle e poi con le protesi, Anna ha ottenuto le costose protesi grazie alle raccolte fondi di associazioni di volontariato e privati, che le hanno cambiato la vita. Tuttavia, le protesi si deteriorano in fretta e le garanzie durano solo due anni. Per questo, Anna non considera un capriccio la necessità di avere un risarcimento per quello che ha subito e di cui vive ogni giorno con la preoccupazione che si possa rompere un pezzo delle protesi, cosa che la costringerebbe a tornare sulla sedia a rotelle.